‘Ingiusto restare neutrali’: L’algoritmo della pace del Papa e le guerre in Medio Oriente

The Vatican released Pope Leo XIV’s first encyclical, ‘Magnifica Humanitas'. (Photo: Wikimedia. Design: Palestine Chronicle)

By Romana Rubeo

Dichiarando superata la “guerra giusta”, il Papa smantella le giustificazioni etiche utilizzate dagli Stati moderni per legittimare conflitti prolungati.

Il 25 maggio, il Vaticano ha pubblicato la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas: Sulla salvaguardia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale.

Le encicliche sono tra i documenti più autorevoli del magistero pontificio e vengono utilizzate per chiarire la dottrina, offrire orientamenti sulle grandi questioni globali e definire la posizione della Chiesa su temi fondamentali.

Pur presentandosi come una riflessione sull’etica digitale e sulla regolamentazione delle grandi aziende tecnologiche, il nuovo documento contiene una dura critica istituzionale alle moderne strategie militari. Il Papa condanna esplicitamente la guerra automatizzata, chiede limiti internazionali alle armi basate sull’intelligenza artificiale e dichiara ufficialmente superata la secolare dottrina cattolica della “guerra giusta”.

Il testo rappresenta una sofisticata critica morale della guerra del futuro. Tuttavia, arriva in un momento in cui il Medio Oriente sta già fungendo da laboratorio reale per una guerra meccanizzata e algoritmica.

A Gaza e nel Libano meridionale, le popolazioni civili stanno vivendo proprio quella violenza automatizzata contro cui il Vaticano mette in guardia, mentre le tensioni regionali che coinvolgono l’Iran continuano ad aggravarsi attraverso la guerra informatica e le reti di alleanze regionali.

Questa discrepanza solleva una domanda pratica per gli osservatori internazionali: il nuovo quadro morale della Chiesa cattolica è davvero in grado di influenzare questi conflitti, oppure si tratta semplicemente di un esercizio teorico privo di reale capacità d’incidenza?

La guerra automatizzata in Medio Oriente

Il cuore della critica militare di Leone XIV riguarda il modo in cui la tecnologia separa il processo decisionale umano dalle conseguenze fisiche della violenza. Nel paragrafo 199, il Papa scrive:

“L’IA non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità: può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati.”

Mentre il Vaticano tratta questa come una minaccia emergente, molti analisti della difesa osservano che questo cambiamento è già avvenuto in Medio Oriente.

A Gaza, l’esercito israeliano ha integrato sistemi di generazione automatica dei bersagli basati sull’intelligenza artificiale, noti con nomi in codice come “The Gospel” e “Lavender”, per accelerare attacchi con droni e bombardamenti d’artiglieria. Questi sistemi elaborano enormi quantità di dati per classificare gli individui come obiettivi molto più rapidamente di quanto i tradizionali team di intelligence possano verificarli.

I risultati corrispondono all’avvertimento del Papa riguardo al “conflitto impersonale”. Quando le operazioni militari si basano sulla previsione automatizzata delle minacce, interi quartieri civili vengono riclassificati come pacchetti di obiettivi generati dai dati, abbassando la soglia morale di ciò che viene considerato un danno collaterale accettabile.

L’enciclica, quindi, non sta prevedendo una futura crisi tecnologica; sta descrivendo una realtà già presente a Gaza e in Libano.

La decostruzione della svolta sulla “guerra giusta”

Per oltre 1.500 anni, la Chiesa cattolica ha utilizzato la teoria della “guerra giusta”, elaborata da figure come Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, per valutare la moralità delle azioni militari. Questo quadro consentiva agli Stati di fare guerra entro parametri rigorosi, tra cui la legittima difesa, la retta intenzione e la proporzionalità.

In Magnifica humanitas, il Vaticano abbandona ufficialmente questa dottrina. Il Papa sostiene che i moderni sistemi d’arma, le capacità cibernetiche e gli strumenti di precisione guidati dall’IA agiscono con una velocità tale e producono danni così estesi da non poter più essere considerati proporzionati o “giusti”.

Questo cambiamento teologico sfida direttamente la Realpolitik che domina il Medio Oriente. Israele e i suoi alleati occidentali, in particolare gli Stati Uniti, continuano a giustificare il genocidio a Gaza e l’aggressione contro il Libano attraverso il linguaggio della legittima difesa e della risposta proporzionata.

Dichiarando superata la “guerra giusta”, il Papa smantella le giustificazioni etiche utilizzate dagli Stati moderni per legittimare conflitti prolungati. Critica apertamente il “falso realismo” dei leader che sostengono che l’aumento della spesa militare e la deterrenza automatizzata rappresentino l’unica strada verso la stabilità.

Questa posizione crea inoltre una profonda frattura interna al cristianesimo globale. Mentre il Vaticano si orienta verso una forma di pacifismo assoluto smantellando il quadro della “guerra giusta”, potenti gruppi protestanti, in particolare organizzazioni evangeliche statunitensi e cristiano-sioniste, continuano a utilizzare gli argomenti della guerra giusta per difendere l’attuale assetto regionale.

Per esempio, sondaggi e dichiarazioni politiche di gruppi come Christians United for Israel (CUFI) e della Southern Baptist Convention presentano regolarmente le azioni militari israeliane come un esercizio moralmente necessario della legittima difesa.

Per questi gruppi, il conflitto viene spesso interpretato attraverso una lente escatologica e civilizzatrice che legittima l’uso di una forza tecnologicamente avanzata e decisiva contro gli avversari regionali.

Realpolitik tra Washington e il Vaticano

La sfida strutturale che il Papa si trova ad affrontare non deriva soltanto da una divergenza ideologica con il Medio Oriente, ma è direttamente legata al rapporto della Santa Sede con le potenze occidentali, in particolare con gli Stati Uniti.

Sebbene Magnifica Humanitas presenti la Chiesa come un arbitro morale indipendente, la diplomazia vaticana non opera nel vuoto.

Gli Stati Uniti rappresentano il principale garante geopolitico dell’ordine internazionale sul quale la Santa Sede fa affidamento, oltre a essere il principale fornitore sia delle armi convenzionali sia delle tecnologie algoritmiche di selezione dei bersagli utilizzate in Medio Oriente.

Criticando apertamente la “competizione militare” dell’industria tecnologica e chiedendo un rigoroso controllo pubblico, Leone XIV colloca la Chiesa su una traiettoria di collisione diretta con le priorità strategiche di Washington.

Il Vaticano ha recentemente invitato importanti figure del settore tecnologico occidentale, tra cui il cofondatore di Anthropic Chris Olah, a contribuire alla presentazione dell’enciclica. Ciò evidenzia il tentativo della Santa Sede di esercitare la propria influenza morale direttamente sugli architetti della tecnologia.

Tuttavia, il settore tecnologico legato alla difesa nella Silicon Valley è profondamente integrato con il Pentagono. Interrompere le catene di approvvigionamento o i sistemi algoritmici utilizzati dagli alleati occidentali richiede il confronto con le istituzioni statali che li finanziano, non soltanto con gli imprenditori che li progettano.

La fine della neutralità

Storicamente, la diplomazia vaticana ha privilegiato una rigorosa neutralità per preservare il proprio ruolo di mediatore. In Magnifica humanitas, Papa Leone XIV abbandona apertamente questa impostazione.

Introducendo il principio secondo cui “Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali”, il Papa utilizza tutto il peso morale della Chiesa come opposizione attiva alla violenza degli Stati moderni.

Questa affermazione appare come un intervento diretto nella crisi mediorientale. Se la Chiesa applica realmente questo principio a Gaza e al Libano, la tradizionale postura di mediazione prudente viene sostituita da una critica istituzionale esplicita nei confronti degli attori che alimentano il conflitto.

Andando oltre i generici appelli alla pace, il rifiuto della neutralità impone una condanna strutturale dello sfollamento forzato dei civili durante il genocidio israeliano a Gaza e la brutale aggressione contro il Libano.

Per definizione, affermare che la neutralità possa essere “ingiusta” in determinate circostanze significa identificare nelle operazioni militari altamente tecnologiche di Israele e dei suoi sostenitori occidentali il principale motore dell’ingiustizia.

Questa posizione mette deliberatamente a rischio i rapporti del Vaticano con Washington e con diverse capitali europee. Il Papa sostiene di fatto che il silenzio o un atteggiamento di apparente equilibrio di fronte a una guerra algoritmica e profondamente asimmetrica renda la Chiesa complice.

In questo modo, la Santa Sede smette di essere un osservatore prudente e si trasforma in un attore globale capace di mettere apertamente in discussione l’architettura militare occidentale che finanzia e alimenta queste catene automatizzate di morte.

Dalla diagnosi all’applicazione pratica

Magnifica humanitas dimostra che la Chiesa cattolica è intellettualmente pronta a comprendere i meccanismi della guerra contemporanea. Il Vaticano è riuscito a diagnosticare come i sistemi automatizzati riducano gli esseri umani a semplici dati da elaborare per ottimizzare la distruzione.

Tuttavia, una valutazione oggettiva richiede di misurare l’impatto concreto, non le intenzioni.

Il bilancio della difesa statunitense e gli algoritmi di selezione dei bersagli utilizzati da Israele rispondono alla logica del potere, del profitto, del colonialismo e della sopravvivenza dello Stato, non a quella delle encicliche.

Se la Chiesa vuole affrontare efficacemente queste questioni, non può limitarsi alle dichiarazioni teologiche.

Deve utilizzare in modo aggressivo il proprio soft power per esercitare pressione sulle capitali occidentali, smantellare le giustificazioni morali dei produttori di armamenti e mobilitare la propria vasta rete globale per proteggere i rifugiati e gli sfollati che il Papa definisce il “criterio decisivo” della giustizia contemporanea.

Senza questa applicazione concreta, Magnifica humanitas rischia di trasformarsi in un’elegante nota a piè di pagina in una regione governata dalla forza bruta.

- Romana Rubeo è una giornalista italiana, caporedattrice del The Palestine Chronicle. I suoi articoli sono apparsi in varie pubblicazioni online e riviste accademiche. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, è specializzata in traduzioni giornalistiche e audiovisive.

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