Annibale’: Israele sta uccidendo i suoi prigionieri a Gaza? – ANALISI

(Image: Palestine Chronicle)

By Ramzy Baroud & Romana Rubeo

La domanda è d’obbligo, ancora una volta: Israele sta uccidendo i propri ostaggi in base alla Direttiva Annibale?

Sabato, in una dichiarazione, Abu Obeida il portavoce militare delle Brigate Al-Qassam, braccio armato del Movimento di Resistenza Palestinese Hamas, ha accusato Israele di aver “giustiziato deliberatamente” tre dei suoi ostaggi a Gaza, “tentando in modo disperato di liberarsi dagli oneri derivanti dall’azione”.

L’affermazione di Abu Obeida potrebbe facilmente essere interpretata come un’accusa contro il governo del Primo Ministro Benjamin Netanyah, che non dà priorità al rilascio degli ostaggi, solo perché determinato a prolungare la guerra per la sua sopravvivenza politica e leadership. 

Ma c’è molto di più in questa storia.

‘Il tempo sta finendo’

In una conferenza stampa a Beirut, l’alto funzionario di Hamas, Osama Hamdan, ha mostrato un video che evidenzia il numero di soldati israeliani uccisi dai loro stessi militari a Gaza.

Ogni immagine è seguita da un numero, l’ultimo dei quali riguarda i tre ostaggi militari che hanno tentato la fuga, per poi essere uccisi dal loro stesso esercito nel quartiere Shejaiya di Gaza City venerdì mattina, un fatto confermato dal portavoce militare israeliano.

Il video di Al-Qassam, mostrato da Hamdan, è stato preparato poco prima che l’esercito israeliano annunciasse la morte di un altro ostaggio.

Il video termina con una frase ebraica traducibile in “Il tempo sta scadendo”.

Ma il contatore di Hamdan non era l’unico riferimento a un timer, e al concetto del “il tempo sta finendo”.

Anche le famiglie dei militari israeliani prigionieri a Gaza hanno il proprio timer, in una grande piazza a Tel Aviv, dove hanno protestato contro il fallimento del governo nel negoziare il rilascio dei loro familiari.

Le proteste più grandi si tengono solitamente il sabato, e stanno crescendo, ma il governo israeliano insiste nel perseguire l’opzione militare.

Un’opzione che sembra tesa a uccidere i prigionieri anzichè salvarli.

Uccidere Baruch e altri

Nei primi giorni di bombardamenti su Gaza, la Resistenza palestinese aveva da subito annunciato che gli ostaggi civili e militari israeliani erano rimasti uccisi, insieme a migliaia di civili palestinesi.

La loro morte, si è detto, è stata una conseguenza diretta dell’indiscriminato bombardamento israeliano sulla Striscia di Gaza, che, fino ad oggi, ha ucciso oltre 18.800 palestinesi.

Ma dal 27 ottobre, all’inizio dell’incursione di terra da parte dell’esercito israeliano, questa spiegazione non è più stata sufficiente.

Il giorno 8 dicembre, i comandanti israeliani hanno tentato di effettuare un’operazione di salvataggio che, se avesse avuto successo, avrebbe rafforzato la fiducia collettiva nei confronti del governo israeliano dopo l’operazione militare del 7 ottobre portata avanti dalla Resistenza. Ma non è andata così.

Sembra che gli aggressori israeliani, nel tentativo di salvare alcuni degli ostaggi, siano riusciti a fuggire portando con loro soltanto morti e feriti.

Tuttavia, sulla base di prove video documentate dalle Brigate Al-Qassam, hanno lasciato sul campo anche un ostaggio militare israeliano morto, Sa’ar Baruch.

Il corpo di Baruch era crivellato di proiettili, i fori gli attraversavano il petto e l’occhio sinistro, e hanno sollevato speculazioni riguardo le modalità con cui è stato ucciso, proprio da quelli che avrebbero dovuto essere i suoi soccorritori.

I media palestinesi e arabi hanno discusso a lungo questo episodio, ma gli analisti dei media israeliani lo hanno evitato.

Le domande proseguivano, ma sono esplose con assoluta fermezza venerdì, quando l’esercito israeliano ha ammesso l’esecuzione (dichiarandola “un errore”) di tre soldati che stavano provando a fuggire da Shejayia.

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, gli ostaggi stavano sventolando bandiere bianche quando sono stati assassinati.

“Un soldato che si trovava in uno dei piani superiori di un edificio in zona, ha identificato tre figure che reggevano un lungo bastone al quale era attaccato un tessuto bianco. Il rapporto afferma che, per qualche ragione, il soldato si è sentito minacciato, e ha aperto il fuoco contro il gruppo”, riferisce Haaretz.

Ucciso di proposito?

Si comprende il panico collettivo che attanaglia i soldati israeliani a Shejaiya, uno dei luoghi più difficili nella battaglia contro la Resistenza palestinese, dove sono già rimasti uccisi dozzine di soldati israeliani.

Ma quel che resta di difficile comprensione è il fatto che i soldati, tentando la fuga, avevano già previsto la reazione dei loro stessi colleghi, cioè quella di uccidere in modo indiscriminato e casuale civili palestinesi. Per questo motivo si sono tolti i vestiti in anticipo, e hanno alzato bandiere bianche gridando in ebraico.

Queste non sono affermazioni avanzate dalla Resistenza Palestinese, ma dagli stessi israeliani.

Perché questi tre ostaggi sono stati uccisi a bruciapelo, mentre fornivano ai colleghi tutte le indicazioni possibili e necessarie per segnalare loro che non erano dei palestinesi?

Inizialmente, l’esercito israeliano ha affermato gli ostaggi morti erano vestiti con “abiti arabi”, qualunque cosa significhi. Successivamente i media israeliani, citando fonti militari, hanno ammesso che i soldati si erano tolti i vestiti.

Quindi sono stati uccisi di proposito? E se sì, perché?

La Direttiva Annibale

La “Direttiva Annibale” è il nome di una controversa procedura utilizzata dall’esercito israeliano per impedire, ad ogni costo, la cattura di soldati da parte delle forze nemiche.

La direttiva, secondo Eyal Weizmann, fondatore di Forensic Architecture, prevede che “il rapimento debba essere fermato con ogni mezzo, anche a costo di colpire e danneggiare le nostre stesse forze”.

Secondo le testimonianze dei coloni israeliani, provenienti dalla regione di confine tra Israele e Gaza, l’esercito israeliano aveva ucciso molti dei suoi cittadini per impedire alla Resistenza di prenderli come ostaggi.

Queste notizie sono arrivate anche ai media israeliani.

Yasmin Porat, un sopravvissuto del Kibbutz Be’eri, sito vicino alla recinzione che separa Gaza da Israele, ha detto in un’intervista alla radio che le forze israeliane “senza dubbio” hanno ucciso un gran numero di civili israeliani durante l’operazione di Hamas del 7 ottobre.

“Hanno eliminato tutti, compresi gli ostaggi”, ha detto alla radio israeliana. “C’è stato un fuoco incrociato molto, molto pesante e persino un bombardamento di carri armati.”

Considerato che, secondo Hamdan, almeno nove ostaggi e prigionieri israeliani sono stati uccisi dall’esercito israeliano, oltre all’ultima donna soldato, e che Israele non è riuscita a salvare un solo ostaggio, la domanda si impone ancora una volta: è Israele a uccidere i propri ostaggi come parte della Direttiva Annibale?

Si potrebbe dire che l’attacco su Gaza, per quanto costoso in termini numerici per i civili palestinesi, costituisca anche una missione suicida per l’esercito israeliano, i loro soldati sono rimasti uccisi e feriti in numero elevato, senza precedenti.

In ogni caso, l’affermazione di Abu Obeida secondo cui l’esercito israeliano “ha deliberatamente giustiziato” i prigionieri non nasce dal nulla.

Mentre il tempo stringe per i prigionieri che vengono uccisi dai loro stessi militari, non sembra che Netanyahu sia preoccupato per il ticchettio del timer dei video di Hamas, o di quello mostrato in una delle più grandi piazze di Tel Aviv. Anche quello continua a ticchettare.

Traduzione di Cecilia Parodi. Leggi l’articolo in inglese qui. 

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