Palestina Rossa: Perché ci opponiamo alle bandiere israeliane al corteo del 25 aprile

Attivisti milanesi sfilano in corteo in sostegno del popolo palestinese. (Foto: via Palestina Rossa)

By Francesco Giordano

Da qualche tempo a questa parte, ogni anno si ripetono puntuali le tensioni ai cortei per il 25 aprile, giorno che segna l’anniversario della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. 

Questa è una storia iniziata nel 2004, quando le insegne della Brigata Ebraica sfilano per la prima volta nel corteo del 25 Aprile. Le motivazioni di questa decisione sono dichiarate ed esplicite.

Sul sito degli Amici di Israele espressamente si legge che sono costoro a decidere di sfilare sotto le insegne della Brigata ebraica, perché “stanchi di partecipare circondati da bandiere palestinesi (…) e per non farci annoverare tra la massa dei manifestanti antiamericani o antiisraeliani”. La stessa associazione dichiara che la decisione di sfilare con la Brigata ebraica è solo un passaggio di un percorso che deve portare allo “sdoganamento del sionismo” e prosegue così:

“Crediamo, infatti, importante spiegare agli italiani che il sionismo è un ideale alto, nobile e giusto”.

E poi ancora negli anni successivi: “Cari Amici di Israele e simpatizzanti, anche quest’anno l’associazione ‘Amici Di Israele’ sfilerà al corteo del 25 Aprile a Milano sotto lo striscione della Brigata Ebraica. (…) Vi invitiamo a portare le bandiere israeliane che avete”.

Fin dal 2004, gruppi di comunisti ed antisionisti, afferenti alla rete Palestina Rossa, decisero di presidiare Piazza San Babila affinché venisse boicottata la presenza degli Amici di Israele, ed unitariamente si riuscì a mantenere viva e sempre in crescita quella presenza. Si è riusciti anche nel tentativo di affrontare le provocazioni dei sionisti, delle forze dell’ordine, e dei fedeli alleati degli occupanti della Palestina, che annoverano tra le loro fila il Comune di Milano, e anche il Partito Democratico, oltre, purtroppo, a gruppi nominalmente associati alla solidarietà filopalestinese che preferivano tuttavia sfilare nel corteo del 25 Aprile dietro le fila dei sionisti.

Ben consci della situazione in cui avevamo deciso e scelto di stare, e di quanto fosse labile il terreno per provocazioni, riportiamo quanto abbiamo sempre dichiarato nero su bianco: 

“La nostra contestazione non è inerente alla presenza della Brigata ebraica in sé, ma alla presenza delle bandiere israeliane (che sono altra cosa) e contro coloro che si fanno promotori della loro presenza in corteo”.

Il presidio organizzato dagli attivisti milanesi è sempre stato causa di grande fastidio per alcuni, tanto che nel 2011, fummo pubblicamente oggetto di dilleggio. In quell’occasione, io e Giorgio Forti, che ricordiamo per il suo straordinario ultradecennale nella Rete ECO (Ebrei contro l’occupazione), decidemmo di rilasciare una dichiarazione per evidenziare la falsità di una certa narrazione apparsa sul quotidiano Il Manifesto.

“Ci pare comunque falso il racconto di quello che è successo alla manifestazione del 25 Aprile. Sfilare con la bandiera dell’occupazione israeliana a noi pare un insulto ai partigiani che invece lottarono con le armi del coraggio e dell’innocenza contro appunto l’occupazione nazista. 

“Noi ci auguriamo che ogni popolo abbia la possibilità di vivere in pace, finché questa giustizia non ci sarà non potrà esserci vera pace, e la sfilata di bandiere di un esercito occupante è sempre oltraggiosa.”

In qualità di attivisti antisionisti e comunisti, opporsi alla presenza di bandiere sioniste era e resta, per noi, non un diritto bensì un preciso dovere.

La nostra linea si è sempre scontrata con tutti i partiti governativi che hanno scelto di schierarsi, invece, con quanti aggredivano chiunque manifestasse pacificamente per denunciare i crimini israeliani contro i palestinesi.

La verità è che gli interessi nella difesa dello stato sionista non sono solo rispondenti a un principio ideologico o ‘morale’.

Tra il 2016 ed il 2020 i governi italiani hanno autorizzato a Israele esportazioni militari per un valore complessivo di oltre 90 milioni di euro, esportazioni che comprendevano armi semiautomatiche, bombe e missili, strumenti per la direzione del tiro e apparecchi per l’addestramento militare.

Riportiamo che la campagna Banche armate, sostenuta da Padre Alex Zanotelli, denunciava come fosse tempo che l’Italia sospendesse le forniture militari a Tel Aviv e che riconoscesse lo Stato palestinese.

Nel conflitto tra Israele e la resistenza palestinese l’Italia non è stata neutrale, ma ha giocato la sua parte a fianco dell’occupazione.

Riportiamo sempre dalla campagna Banche armate promossa da Padre Alex Zanotelli: 

“Negli ultimi anni i contratti per sistemi militari tra Italia e Israele hanno segnato un’impennata nonostante l’escalation delle violazioni da parte delle forze militari israeliane.

“Un’escalation commerciale e armata iniziata con il governo (Mario) Monti, nel 2012, quando dando seguito agli accordi presi dal precedente esecutivo (Silvio) Berlusconi, venne definito “il contratto per la vendita allo Stato d’Israele di 30 velivoli da addestramento avanzato M-346 della Alenia Aermacchi, azienda del gruppo Finmeccanica (oggi Leonardo S.p.A.): velivoli già predisposti nella versione da combattimento multiruolo ‘fighter attack’.

“Negli anni successivi – spiega ancora la Campagna che mette in evidenza anche il ruolo svolto dagli istituti di credito – le forniture di sistemi militari dall’Italia a Israele sono aumentate, ma non hanno segnato valori rilevanti fino al febbraio 2019 quando i ministeri della Difesa italiano e israeliano hanno firmato un accordo per l’acquisto di sette elicotteri AW119Kx d’addestramento avanzato per le forze aeree israeliane, del valore di 350 milioni di dollari, in cambio dell’acquisto da parte dell’Italia di un valore equivalente di tecnologia militare israeliana: nel settembre del 2020 sono stati aggiunti altri cinque elicotteri AW119Kx, per un totale di dodici.”

Oggi, come ieri, pertanto, gli attivisti antisionisti milanesi della rete Palestina Rossa ribadiscono la propria non neutralità nell’occupazione della Palestina, ma il loro deciso e forte sostegno al popolo e alla Resistenza palestinese.

- Francesco Giordano dedica il suo impegno all'attivismo filopalestinese sin dagli anni '70. Dopo la morte di Vittorio Arrigoni ha contribuito alla raccolta fondi per la costruzione di un asilo a Gaza a lui dedicato. Ha fortemente voluto la creazione del sito palestinarossa.it per la diffusione di notizie e documenti sulla sinistra palestinese. Ha contribuito questo articolo al Palestine Chronicle Italia.

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