By Redazione Palestine Chronicle
Il capo dei servizi segreti israeliani afferma che l’agente ucciso fuori dal territorio israeliano ha svolto un ruolo fondamentale nella campagna contro l’Iran; alcune fonti lo collegano a un incidente di intelligence avvenuto in Italia nel 2023.
Punti chiave
- Il capo del Mossad David Barnea ha dichiarato che un agente ucciso all’estero ha “influenzato in modo significativo” la campagna di Israele contro l’Iran.
- I media israeliani hanno collegato l’agente all’agente del Mossad morto nell’incidente nautico del 2023 sul Lago Maggiore in Italia.
- La rivelazione segue i ripetuti annunci iraniani di arresti, esecuzioni e presunto smantellamento di reti legate al Mossad all’interno del Paese.
Il capo dei servizi segreti israeliani ha confermato che un agente del Mossad ucciso all’estero ha svolto un ruolo nelle operazioni legate alla campagna di Israele contro l’Iran.
Intervenendo martedì a una cerimonia in occasione della Giornata della Memoria, il direttore del Mossad, David Barnea, ha affermato che l’agente, identificato solo come “M.” o “Mem”, “è caduto fuori da Israele” mentre svolgeva i suoi compiti.
Ha detto che le operazioni guidate dall’agente “combinavano creatività, astuzia e tecnologia avanzata” e “hanno influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran”.
Barnea non ha rivelato l’identità dell’agente, il luogo della sua morte né l’operazione specifica a cui si riferiva.
L’“incidente” in Italia
I media israeliani hanno successivamente collegato l’agente all’agente del Mossad morto nel maggio 2023 quando una barca si è capovolta sul Lago Maggiore, nel nord Italia.
Il Times of Israel ha affermato che le osservazioni di Barnea si riferivano allo stesso agente, mentre precedenti resoconti dei media israeliani collegavano l’incontro sul Lago Maggiore a un’operazione congiunta italo-israeliana volta a impedire a Teheran di procurarsi armi avanzate.
Nell’incidente sono morte quattro persone, tra cui due ufficiali dei servizi segreti italiani e un agente del Mossad in pensione.
L’Italia ha riconosciuto che due delle vittime lavoravano per i propri servizi segreti, mentre Israele ha successivamente affermato che l’israeliano deceduto era un membro in pensione del Mossad.
I resoconti italiani e britannici hanno aggiunto che i passeggeri non erano semplici turisti. Il Guardian ha riferito che tutti o quasi tutti i passeggeri a bordo avevano legami con i servizi segreti israeliani e italiani, mentre i media italiani citati dai media israeliani hanno descritto l’incontro come una riunione di lavoro tra i due servizi.
I media israeliani hanno riferito che 19 delle 23 persone a bordo erano membri attuali o ex membri dei servizi segreti israeliani e italiani. Il Jerusalem Post, citando La Repubblica, ha riferito che 13 degli agenti a bordo della barca provenivano dal Mossad e che il gruppo era salito a bordo travestito da turisti.
Dubbi sulla versione iniziale
I primi resoconti pubblici si sono concentrati sulla tempesta, sul sovraffollamento e su possibili violazioni delle norme di sicurezza. Diversi resoconti dei media hanno suggerito che gli investigatori stessero esaminando le condizioni meteorologiche, il numero di passeggeri a bordo e se la nave avrebbe dovuto navigare.
Ma la sequenza di rivelazioni ha da allora sollevato interrogativi più ampi in Italia e in Israele sul fatto che la narrazione dell’“incidente” abbia contribuito anche a contenere le ricadute politiche derivanti dalla divulgazione di una delicata operazione congiunta dei servizi segreti.
Le ultime dichiarazioni di Barnea non suggeriscono che l’affondamento in sé sia stato un attacco. Tuttavia, stabiliscono, per la prima volta a livello ufficiale, che l’agente morto in Italia era coinvolto in attività clandestine legate al dossier iraniano.
Le affermazioni dell’Iran
La rivelazione arriva dopo anni di dichiarazioni iraniane che accusavano Israele di costruire reti segrete all’interno dell’Iran per raccogliere informazioni, sabotare le infrastrutture e reclutare collaboratori locali.
Le autorità iraniane hanno ripetutamente affermato di aver scoperto cellule legate al Mossad, in particolare durante i periodi di maggiore tensione.
Il 20 aprile, l’Iran ha giustiziato due uomini condannati per aver collaborato con il Mossad e pianificato attacchi all’interno del Paese, secondo quanto riportato dall’agenzia Mizan, vicina alla magistratura.
Le autorità iraniane hanno affermato che i due avevano ricevuto addestramento all’estero e facevano parte di una rete legata all’intelligence israeliana.
All’inizio di aprile, i media iraniani hanno riferito che quattro presunti agenti legati al Mossad sono stati arrestati nella provincia di Gilan e accusati di aver inviato immagini e posizioni di siti militari e di sicurezza sensibili a referenti israeliani.
A marzo, il Ministero dell’Intelligence iraniano ha dichiarato che erano state arrestate decine di persone, tra cui quelle che ha descritto come “spie, mercenari interni e agenti operativi” legati a Israele e agli Stati Uniti.
Casi di infiltrazione in Israele
Queste dichiarazioni arrivano anche mentre le stesse autorità israeliane hanno reso nota una serie di casi che coinvolgono presunte attività di reclutamento iraniane all’interno di Israele.
I media israeliani hanno riferito all’inizio di aprile che quattro soldati in servizio attivo sono stati arrestati con l’accusa di spionaggio a favore dell’Iran e di aver fotografato siti sensibili.
Anadolu, citando fonti israeliane, ha poi riferito che anche due membri dell’Aeronautica Militare israeliana sono stati arrestati con l’accusa di essere stati reclutati dai servizi segreti iraniani e di aver usato il loro accesso per raccogliere informazioni sensibili.
Il Times of Israel ha riportato questa settimana che due giovani israeliani sono stati accusati di spionaggio a favore dell’Iran, con i pubblici ministeri che sostengono che uno di loro avesse pianificato di incontrare il proprio referente all’estero e avesse cercato di trasmettere materiale presentato come intelligence.
(Media israeliani, Media iraniani, PC)

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