L’Italia verso una missione autonoma nel Mar Rosso mentre Ansarallah avanza

Italian Defense Minister Guido Crosetto. (Photo: European Union, via Wikimedia Commons)

By Redazione Palestine Chronicle

Roma prepara un’operazione navale autonoma a Bab Al-Mandeb, citando i rischi per le rotte commerciali, l’economia e la stabilità nazionale.

Punti chiave

  • L’Italia sta preparando una possibile missione autonoma per scortare le navi commerciali considerate di interesse nazionale.
  • Il piano potrebbe prevedere l’impiego di unità italiane attualmente assegnate alla missione europea Aspides.
  • Il ministro Guido Crosetto ha avvertito che l’interruzione della rotta potrebbe causare ritardi, rincari e conseguenze sulla stabilità sociale italiana.

L’Italia accelera il piano per il Mar Rosso

L’Italia si prepara a impiegare la Marina per scortare le navi commerciali attraverso lo Stretto di Bab Al-Mandeb, mentre le Forze Armate yemenite, affiliate al movimento Ansarallah, estendono la propria presenza lungo la costa occidentale dello Yemen.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il piano permetterebbe alla Marina italiana di proteggere autonomamente le navi che trasportano merci destinate all’Italia e, potenzialmente, ad altri Paesi europei.

La fregata europea multimissione Carlo Bergamini è già presente nell’area nell’ambito della missione Aspides dell’Unione europea. Una seconda fregata europea potrebbe raggiungerla entro alcune settimane.

L’urgenza del piano è aumentata dopo la conquista da parte di Ansarallah della città portuale di Mocha e dell’isola strategica di Perim. L’avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen ha accresciuto a Roma i timori per la sicurezza delle portacontainer dirette verso i mercati europei.

All’instabilità nel Mar Rosso si aggiungono le tensioni sul fianco orientale della NATO. Gli Eurofighter italiani impegnati in Lituania hanno recentemente intercettato un drone russo, mentre l’Aeronautica militare è stata successivamente costretta a effettuare uno scramble in seguito allo sconfinamento di due aerei di Mosca.

Crosetto: “Ho deciso di attivare la Marina”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che i ritardi burocratici potrebbero aggravare una situazione già complessa e produrre conseguenze dirette sull’economia italiana.

“Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini”, ha dichiarato Crosetto, citato dal Corriere della Sera.

Il ministro ha avviato un confronto con i vertici dello Stato Maggiore della Difesa, della Marina e del Comando operativo di vertice interforze, il COVI, per valutare la situazione nel Mar Rosso.

Le discussioni riguardano i rischi legati a un’eventuale operazione di scorta al naviglio considerato «di interesse nazionale» e le misure necessarie per proteggerlo senza mettere in pericolo le stesse unità militari italiane.

“Ho deciso di attivare la Marina per predisporre quanto necessario per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane”, ha affermato Crosetto.

“Quando una rotta marittima viene interrotta, le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano e crescono i prezzi per famiglie e imprese”, ha continuato. “E ogni crisi economica colpisce soprattutto le persone più fragili, mettendo a rischio la coesione sociale e la stabilità del Paese”.

Un’operazione senza precedenti

Il Corriere della Sera ha descritto il progetto come un piano senza precedenti per la Marina italiana in un’area interessata da ripetute operazioni missilistiche e con droni condotte dallo Yemen.

La Carlo Bergamini ha già effettuato 45 operazioni di protezione ravvicinata e 133 missioni di monitoraggio. Insieme al cacciatorpediniere Caio Duilio, ha inoltre risposto in precedenza ad attacchi missilistici e con droni provenienti dallo Yemen.

«Abbiamo le capacità per proteggere quel passaggio», ha assicurato Crosetto.

Il nuovo piano rappresenterebbe anche un’accelerazione rispetto alla partecipazione italiana, precedentemente annunciata, a un’operazione multinazionale per lo sminamento dello Stretto di Hormuz. La missione non è ancora cominciata nonostante le precedenti dichiarazioni del governo.

Le questioni giuridiche e parlamentari

Resta da risolvere una questione giuridica centrale: stabilire se le unità italiane assegnate alla missione Aspides possano essere sottratte all’operazione europea e impiegate in una missione nazionale autonoma.

Aspides è stata avviata nel 2024 con il mandato di proteggere la navigazione commerciale nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. Il mandato, le regole d’ingaggio e l’autorizzazione parlamentare esistente potrebbero non comprendere una distinta operazione italiana di scorta.

Il governo sta quindi valutando se sia necessaria una nuova autorizzazione del Parlamento e se debba essere avviato un confronto con le opposizioni.

Roma dovrà inoltre considerare gli impegni internazionali dell’Italia, il mandato già approvato per Aspides e un’eventuale modifica delle regole d’ingaggio.

Crosetto ha parlato di una «valutazione con governo e Parlamento su che cosa è necessario fare». Le sue dichiarazioni indicano tuttavia che i preparativi operativi sono già stati avviati.

Bab Al-Mandeb e l’economia italiana

Mentre lo Stretto di Hormuz è fondamentale soprattutto per il transito di petrolio e gas, Bab Al-Mandeb rappresenta un passaggio essenziale per una gamma molto più ampia di prodotti destinati all’Italia, tra cui generi alimentari, minerali e materie prime.

Se il passaggio venisse bloccato o diventasse troppo pericoloso, le portacontainer potrebbero essere costrette a circumnavigare l’Africa per raggiungere i mercati europei. Questa deviazione aumenterebbe notevolmente i tempi di percorrenza e i costi di trasporto.

Le compagnie di navigazione potrebbero inoltre decidere di evitare del tutto il Mediterraneo, con il rischio di escludere i porti italiani, spagnoli, francesi, greci e turchi dalle principali rotte commerciali mondiali.

«Difendere la libertà di navigazione significa proteggere i nostri approvvigionamenti, il lavoro delle aziende, il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità dell’Italia di produrre ricchezza», ha dichiarato Crosetto.

Il progetto non riguarda quindi soltanto la protezione immediata delle singole navi. Secondo la valutazione del governo italiano, la sicurezza di Bab Al-Mandeb potrebbe influire direttamente sui prezzi al consumo, sulla produzione industriale, sull’occupazione e sulla stabilità sociale del Paese.

(PC, Corriere della Sera)

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