La star di ‘Fauda’ salta in aria – La fantasia di Netflix distrutta dalla Resistenza di Gaza

L'attore Idan Amedi con Herzi Alevi. (photo: video grab)

By Redazione Palestine Chronicle

Secondo fonti ufficiali israeliane l’attore 35enne è rimasto ferito quando un camion militare, pieno di esplosivo, è saltato in aria nella zona di Al Bureij, area centrale della Striscia di Gaza.

Andando a Gaza, probabilmente Idan Amedi sperava di accrescere la propria notorietà. Video e immagini dal fronte possono fare la differenza per un attore, soprattutto se il suo nome è legato alla serie televisiva Fauda.

Fauda è una parola araba che significa “caos”. 

Il film Netflix racconta di un’unità sotto copertura dell’esercito israeliano, che va a caccia di presunti “terroristi” palestinesi in Cisgiordania.

Amedi, però, non ha compreso che Gaza è tutta un’altra faccenda, nonostante il suo collega, Matan Meir, sia stato ucciso dalla Resistenza a novembre, perché la realtà è ben diversa dalla finzione.

Talmente diversa che lunedì i media israeliani hanno riferito di  un comandante dell’esercito israeliano, Stav Basha, , morto di infarto a causa di ciò che aveva visto a Gaza. 

L’allusione a quanto sperimentato sul campo da Basha, non riguarda le atrocità contro i civili palestinesi, che hanno provocato quasi 100.000 persone morte e ferite. Piuttosto si riferisce alla lotta e alle perdite inflitte dalla Resistenza contro i soldati israeliani.

Torniamo ad Amedi. L’attore 35enne è rimasto ferito quando un camion militare, pieno di esplosivo, è saltato in aria nella zona di Al Bureij.

Secondo i resoconti israeliani, le munizioni avrebbero dovuto far saltare l’ingresso di un tunnel della Resistenza. Invece il veicolo, con tutto il suo carico di esplosivo e ufficiali, è stato fatto saltare in aria da un proiettile che proveniva da un altro carro armato israeliano.

Non è questa la “Fauda” che Amedi sperava di vivere. Sono gli israeliani stessi a creare il caos a Gaza, senza bisogno dell’intervento palestinese.

La Resistenza Palestinese non utilizza veicoli di grandi dimensioni per trasportare i combattenti nella Striscia, quindi non si capisce il motivo per cui gli israeliani continuino a spararsi a vicenda.

Le fonti militari israeliane hanno stimato che quasi il 25% di tutte le vittime militari a Gaza, sono state causate dal fuoco “amico”.

La serie televisiva Fauda non trasmette nulla di realistico, riguardo la Cisgiordania e Gaza.

Il movimento per boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), guidato dai palestinesi, in una dichiarazione del marzo 2018, ha definito il prodotto Netflix come “uno strumento di propaganda israeliana anti-araba e razzista, che glorifica i crimini di guerra dell’esercito israeliano contro il popolo palestinese. “

Il film, sempre secondo BDS, ha contribuito a “ripulire” e “normalizzare” i crimini dell’occupazione ed è “direttamente complice nel promuovere e giustificare queste gravi violazioni dei diritti umani”.

Sembra che l’industria dell’intrattenimento israeliana, la quale ha enorme influenza non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, abbia commesso l’errore di credere alla propria propaganda, l’hasbara.

Per chi non lo sapesse, il campo profughi di Al-Bureij è un piccolo spazio di circa 2 chilometri quadrati, sovraffollato di rifugiati, le cui famiglie erano state cacciate con violenza dalla Palestina storica, nel 1948. Anno in cui lo stato di Israele fu fondato sulle rovine di città e villaggi palestinesi.

Che Amedi fosse a conoscenza o meno del fatto, non importa. E ha poca importanza anche il resoconto ufficiale israeliano su come Amedi sia rimasto gravemente ferito, insieme ad altri 39 soldati israeliani tra morti e feriti.

Quel che conta, invece, è che Al Bureij si trova letteralmente a poche centinaia di metri dal confine orientale di Israele, e che le “imprese eroiche” di Ademi, insieme a migliaia di persone come lui, non hanno garantito la sicurezza dell’avventura militare.

La vera Fauda in Cisgiordania e a Gaza, è quella creata dagli stessi israeliani. Il caos terminerà solo quando Israele accetterà di riconoscere i diritti del popolo palestinese, la loro sovranità e storia.

Il New York Times riferisce che Anemi, sebbene gravemente ferito, probabilmente riuscirà a farcela. 

Chissà se l’attore israeliano avrà compreso che la propaganda non paga, e che la Resistenza di un piccolo campo profughi, come Al Bureij, può completamente cambiare la storia e la realtà, nonostante Netflix e le sue fantasie tanto apprezzate.

Traduzione di Cecilia Parodi. Leggi l’articolo in inglese qui. 

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