By Redazione Palestine Chronicle
La missione umanitaria Global Sumud affronta una nuova crisi tra fermi in Libia, accuse di aggressioni e indagini.
Punti Chiave
- Dieci attivisti della missione Global Sumud rischiano l’espulsione dalla Libia per presunto ingresso illegale.
- La delegazione italiana denuncia aggressioni e attacchi contro il convoglio nei pressi di Sirte.
- In Italia proseguono le indagini sull’intercettazione israeliana della spedizione marittima verso Gaza.
Cresce la tensione
La missione umanitaria Global Sumud, partita per raggiungere Gaza attraverso una combinazione di iniziative via terra e via mare, sta affrontando una nuova fase di tensione dopo il fermo di dieci attivisti in Libia e le denunce di violenze contro il convoglio terrestre.
I dieci volontari fermati domenica potrebbero ora essere espulsi come immigrati irregolari dopo il procedimento previsto davanti al tribunale di Bengasi. Tra loro figurano i due italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, bloccati insieme ad altri otto attivisti provenienti da diversi Paesi.
Secondo fonti legali vicine alla spedizione, l’accusa riguarda un presunto “ingresso illegale” nella Libia orientale senza l’autorizzazione richiesta dalle autorità locali.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di augurarsi che il giudice “decida di farli ritornare in Italia”, aggiungendo che il governo sta lavorando affinché possano rientrare “il prima possibile”.
Tra i fermati risultano inoltre due cittadini argentini, un polacco, uno spagnolo, un americano, un uruguaiano, un portoghese e un tunisino.
‘Convoglio sotto attacco’
Nel frattempo, la delegazione italiana della Global Sumud ha lanciato un allarme parlando di un convoglio “sotto attacco” nei pressi di Sirte, a poca distanza da un checkpoint.
Il movimento ha denunciato che alcuni attivisti sarebbero stati “aggrediti violentemente”, picchiati e trascinati con la forza all’interno di autobus, mentre “veicoli non identificati” avrebbero preso di mira l’area delle tende.
Secondo gli organizzatori non è ancora chiaro chi sia responsabile degli episodi. Tuttavia, la missione ha affermato di aver ricevuto segnalazioni secondo cui gli attacchi potrebbero essere stati compiuti da forze di sicurezza collegate alle autorità della Libia occidentale.
URGENT ALERT
The Land Convoy is currently under attack.
Unknown vehicles are reportedly ramming into tents and people are being beaten and dragged into cars and buses by force.
Men and women are being violently attacked and forced to leave the site.
While it is unclear who… pic.twitter.com/QZPZvjwgBE
— Global Sumud Flotilla (@gbsumudflotilla) May 25, 2026
La Global Sumud ha chiesto ai governi coinvolti di avviare contatti urgenti con le autorità di Bengasi, chiedendo il rilascio immediato dei cittadini fermati e garanzie per un passaggio sicuro del convoglio umanitario.
La spedizione terrestre era partita il 15 maggio, anniversario della Nakba, con sette ambulanze, venti case mobili, dieci camion di aiuti umanitari e oltre duecento partecipanti provenienti da più di venticinque Paesi.
Tra i partecipanti italiani ancora presenti nella missione figura Giuseppina Branca, infermiera di 79 anni del Verbano-Cusio-Ossola, che in precedenza aveva già partecipato a iniziative simili.
Indagini italiane
Parallelamente, proseguono in Italia le indagini sulla precedente missione marittima della Global Sumud, intercettata da Israele in acque internazionali.
La Procura di Roma sta esaminando la detenzione degli attivisti coinvolti nella spedizione via mare dopo il sequestro delle imbarcazioni dirette a Gaza.
Secondo la stampa italiana, i magistrati starebbero valutando possibili responsabilità penali lungo la catena di comando israeliana. Tra i nomi finiti sotto esame vi sarebbe anche il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, apparso in un video mentre rivolgeva commenti di scherno agli attivisti detenuti nel porto di Ashdod, inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena.
Alla fine il sospetto che l’invito delle autorità della Libia orientale fosse solo una trappola, si è rivelato reale e concreto. I dieci attivisti della “Flotilla di terra” fra cui gli italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, sono stati fermati, accusati di ingresso illegale… pic.twitter.com/4TDrZmrk0L
— Repubblica (@repubblica) May 25, 2026
Il materiale consegnato agli inquirenti dal team legale italiano della Flotilla includerebbe documentazione e nominativi raccolti dalla Fondazione Hind Rajab, organizzazione impegnata nella raccolta di documenti relativi a presunti crimini di guerra.
Nel frattempo i carabinieri del ROS continueranno ad ascoltare gli attivisti rimpatriati e ad analizzare i dispositivi elettronici sequestrati.
Secondo quanto riportato, gli inquirenti starebbero valutando ipotesi di reato che includono sequestro di persona, oltre ad altri possibili capi d’accusa come tortura e violenza sessuale.
Nuove accuse sono emerse anche da alcuni attivisti rientrati in Italia. All’arrivo all’aeroporto di Venezia, Beatrice Lio ha denunciato presunti maltrattamenti durante la detenzione, parlando di un “vero e proprio sistema di tortura” e sostenendo che vi fosse un particolare accanimento nei confronti di persone di origine turca o con aspetto arabo-musulmano.
Mentre l’attenzione resta concentrata su Bengasi e sul destino dei dieci volontari fermati, la missione Global Sumud si trova ora ad affrontare una crisi che coinvolge contemporaneamente aspetti umanitari, diplomatici e giudiziari.
(PC, ANSA, Anadolu, Global Sumud Flotilla)

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