Germania e Regno Unito importanti fornitori di armi a Israele – Il rapporto

Germany, along with the UK, France and other EU countries was one of the first to condemn Palestinians and declare unconditional support for Israel. (Image: The Palestine Chronicle)

By Redazione Palestine Chronicle

Secondo un rapporto dell’agenzia di stampa Anadolu, Germania e Regno Unito consegnano a Israele, da diversi anni, importanti forniture di armi, inclusi componenti per aerei da guerra, missili e carri armati.

Gli Stati Uniti restano il principale fornitore di armi per Israele, ma Germania e Regno Unito sostengono la distribuzione da molti anni, e in modo significativo, come riferito dall’agenzia di stampa Anadolu.

Il rapporto afferma che, secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), gli Stati Uniti hanno fornito il 70,2% dell’approvvigionamento di armi convenzionali di Israele dal 2011 al 2020. Seguono la Germania con il 23,9% e l’Italia con il 5,9%.

Secondo la Campagna contro il commercio di armi (CAAT), un’organizzazione della società civile, la Germania e il Regno Unito non condividono in modo trasparente i dati sulla consegna delle armi.

Inoltre, secondo il database compilato dall’organizzazione, riferisce Anadolu, il governo tedesco ha approvato almeno 1,4 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) di vendite di armi a Israele dal 2015 al 2020.

Nello stesso periodo il Regno Unito ha esportato in Israele attrezzature militari per un totale di 426 milioni di euro, compresi componenti per aerei da guerra, missili, carri armati, armi leggere e munizioni.

Le cifre non includono le armi prodotte in Germania e Regno Unito, ma esportate in Israele attraverso paesi terzi, aggiunge il rapporto.

La vendita di armi in Germania

Il rapporto Anadolu sottolinea che, l’esportazione di armi del governo federale per il 2023 da parte del Ministero tedesco per gli Affari Economici e Protezione del Clima, ha raggiunto i 326,5 milioni di euro in vendite di armi e attrezzature militari del paese a Israele lo scorso anno, con un aumento di dieci volte rispetto al 2022. 

Il governo tedesco ha approvato 185 ulteriori richieste di licenza per l’esportazione, relative a forniture di armi a Israele, nelle prime settimane di attacchi contro Gaza.

La rivista Der Spiegel, il 17 gennaio, ha riferito che il governo stava esaminando e pianificando di approvare la spedizione di munizioni per carri armati richieste da Israele.

Secondo quanto dichiarato dalla rivista, nel mese di novembre il governo israeliano ha richiesto alla Germania circa 10.120 munizioni per carri armati.

Questo è stato discusso in gran segreto dal Primo Ministro e dai Ministeri della Difesa, degli Affari Esteri e dell’Economia.

Richieste di sospensione delle forniture da parte della Gran Bretagna

Secondo i dati CAAT, riferisce Anadolu, la Gran Bretagna fornisce circa il 15% dei componenti utilizzati negli F-35 impiegati nei bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza.

Il progetto F-35 coinvolge sei diverse società britanniche, due delle quali vendono missili a Israele. Alcune aziende, come l’israeliana Elbit, detengono licenze britanniche per il commercio di attrezzature militari.

Il 13 dicembre, l’organizzazione palestinese per i diritti umani Al-Haq e la Global Legal Action Network (GLAN) con sede a Londra, hanno avviato un procedimento legale contro il Regno Unito presso l’Alta Corte, con l’accusa di ignorare le richieste di sospensione della vendita di armi a Israele, che violano le norme internazionali.

“Le armi britanniche, collegate a Israele e alle violazioni del diritto internazionale, dovrebbero immediatamente perdere la licenza di esportazione”, afferma Al-Haq.

Le armi dell’Italia in sperimentazione

In seguito alle crescenti critiche, il vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato il 20 gennaio che l’Italia ha deciso di sospendere l’invio di armi a Israele, sottolineando di non aver inviato alcun tipo di fornitura dal 7 ottobre, riferisce Anadolu.

Ma le armi di fabbricazione italiana, precedentemente fornite a Israele, erano già state utilizzate da Israele contro Gaza.

Il cannone navale da 76 mm, prodotto dalla società di difesa italiana Oto Melara, controllata dalla Leonardo, è stato sperimentato per la prima volta contro Gaza.

Elly Schlein, leader del Partito Democratico (PD) all’opposizione, avrebbe chiesto al governo di fermare le vendite di armi a Israele, affermando che non si può correre il rischio che l’utilizzo di munizioni italiane venga considerato un crimine di guerra.

Spagna: “Nessuna vendita di attrezzatura militare”

Anadolu riferisce che Centro Delas, un’organizzazione con sede in Spagna e che si occupa di studi internazionali sulla pace, esaminando i dati del commercio estero della Spagna, ha rilevato che una società spagnola avrebbe venduto attrezzature militari a Israele per 987.000 euro (1 milione di dollari) a novembre.

In seguito, aggiunge il rapporto, il portavoce del governo spagnolo e Ministro dell’Istruzione Pilar Alegria, ha dichiarato che nessun equipaggiamento militare è stato venduto a Israele dal 7 ottobre, sottolineando che i dati si riferirebbero a un periodo antecedente.

Il “supporto dell’intelligence” francese

Secondo i dati del Ministero della Difesa francese, la Francia ha guadagnato circa 200 milioni di euro (215 milioni di dollari) in vendite di armi a Israele dal 2013 al 2022.

Il Ministro della Difesa Sebastien Lecornu, quando il 16 ottobre è stato intervistato riguardo il sostegno militare francese a Israele, ha affermato che il Paese “fornisce principalmente supporto di intelligence”.

I legislatori del partito di opposizione Unbowed France (LFI), affermano che la Francia non può essere complice del genocidio, e hanno avviato una campagna di firme per fermare la vendita di armi a Israele.

Christophe Lemoine, portavoce del Ministero degli Affari Esteri francese, avrebbe dichiarato ad Anadolu “Abbiamo preso atto della richiesta del Sudafrica di misure provvisorie. Questa richiesta fa parte del processo presso la Corte Internazionale di Giustizia e delle accuse accettate dalla Corte il 26 gennaio”.

Questo in risposta a una domanda riguardo le intenzioni della Francia sulla sospensione temporanea delle spedizioni di armi a Israele in seguito alla decisione della ICJ.

“Le misure provvisorie richieste dal tribunale sono giuridicamente vincolanti, e obbligatorie per tutte le parti, quindi devono essere attuate, anche in linea con i desideri espressi dalla Francia. Ci impegniamo a rispettare il diritto internazionale e ribadiamo il nostro sostegno e la nostra fiducia nella Corte”.

Oltre 28.000 morti

Nella sentenza del 26 gennaio, la Corte Internazionale di Giustizia ha ritenuto che “i fatti e le circostanze menzionati” nel caso del Sudafrica contro Israele che lo accusava di violare la Convenzione sul Genocidio, “sono sufficienti per concludere che, almeno alcuni dei diritti rivendicati dal Sudafrica e per i quali sta cercando protezione, sono plausibili”.

Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, 28.858 palestinesi sono stati uccisi e 68.677 feriti nel genocidio in corso dal 7 ottobre.

Almeno 7.000 persone risultano disperse, presumibilmente morte, sotto le macerie delle loro case in diverse aree della Striscia.

Organizzazioni palestinesi, e internazionali, affermano che la maggior parte delle persone uccise e ferite sono donne e bambini.

L’aggressione israeliana ha provocato lo sfollamento forzato di quasi due milioni di persone in tutta la Striscia di Gaza, la stragrande maggioranza degli sfollati sono stati costretti a rifugiarsi nella città meridionale di Rafah, vicino al confine con l’Egitto, causando il più grande esodo di massa dalla Nakba del 1948.

Traduzione di Cecilia Parodi. Leggi l’articolo in inglese qui. 

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