Attenzione al lupo travestito da agnello: un cessate il fuoco, ma con condizioni

Israel continues to pound civilians in the Gaza Strip. (Photo: via Eye on Palestine)

By Benay Blend

I lupi travestiti da agnelli sono una conseguenza dell’occidente imperialista, fanno parte della volontà di negare ai palestinesi ogni azione in grado di ostacolare il colonialismo israeliano.

La favola racconta di un lupo che, imbattendosi nel manto di una pecora, gettato a terra, decide di indossarlo. Travestendosi da agnello, vuole riuscire a rubarne uno dal gregge e poi mangiarlo a cena.

Nelle ultime settimane ci sono state numerose richieste per un cessate il fuoco, ciascuna accolta con molto clamore da membri della sinistra. Il 18 gennaio, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiedeva un cessate il fuoco permanente a Gaza, al quale dovrebbero seguire sforzi per una soluzione stabile.

Sfortunatamente, il Partito Popolare Europeo (PPE), di centrodestra, ha imposto l’inclusione di due condizioni: il rilascio dei prigionieri israeliani, e la completa smilitarizzazione della Striscia di Gaza. 

Nella versione finale si richiede “un cessate il fuoco permanente, la ripresa degli sforzi verso una soluzione politica, solo a condizione che tutti gli ostaggi vengano rilasciati immediatamente e incondizionatamente, e che l’organizzazione terroristica di Hamas venga smantellata”.

Negli Stati Uniti, i membri del Congresso hanno seguito un copione simile. Mentre si chiedeva un cessate il fuoco, il senatore Martin Heinrich (D-NM) si è unito a una lettera guidata dai senatori statunitensi Tammy Baldwin (D-Wis.), Tim Kaine (D-Va.) e Chris Van Hollen (D-Md.) che sollecitavano il Presidente Biden a lavorare con Israele al fine di “attuare un piano che proteggerà la vita dei civili innocenti a Gaza, fornirà aiuti umanitari costanti, e lavorerà verso obiettivi a lungo termine per porre fine alla minaccia di Hamas, riportare a casa gli ostaggi e raggiungere pace nella regione, attraverso la soluzione a due Stati”.

La lettera proseguiva in una denuncia contro Hamas per gli “orrori indicibili” inflitti il ​​7 ottobre, nonostante vari testimoni abbiano confermato che i carri armati israeliani hanno colpito sia i loro stessi cittadini che membri di Hamas, provocando la morte di almeno 14 israeliani, compresi bambini.

Scrive Scott Ritter:

“Quasi un terzo delle vittime israeliane era costituito da agenti militari, agenti di sicurezza e polizia. L’assassino degli israeliani, il 7 ottobre, non è stato Hamas, nessuna fazione palestinese, ma l’esercito israeliano. Un video mostra chiaramente gli elicotteri Apache israeliani mentre sparano indiscriminatamente sui civili in fuga dal raduno ‘Supernova Sukkot’, tenutosi nel deserto vicino al Kibbutz Re’im, i piloti israeliani non sono stati capaci di distinguere tra civili e combattenti di Hamas. La maggior parte dei veicoli distrutti, che il governo israeliano ha mostrato come esempio della perfidia di Hamas, sono stati ridotti in quel modo dagli elicotteri Apache israeliani”.

Il 24 ottobre 2023, il Presidente Biden ha dichiarato che un cessate il fuoco avvantaggerebbe solo Hamas, mentre Israele ha affermato che rispetterà un cessate il fuoco solo dopo la distruzione di Hamas. 

Per ribadire la posizione di Biden, John Kirby, coordinatore per le comunicazioni strategiche presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, ha dichiarato in una conferenza stampa, il 23 gennaio, che gli Stati Uniti non accettano Hamas alla guida del governo terminato il conflitto, poiché accusano Hamas di aver rotto qualsiasi accordo il giorno 7 ottobre.

In risposta, Hamas ha rilasciato una dichiarazione in cui respinge l’approccio dell’amministrazione Biden, rifiutando l’ingerenza e il controllo sulle decisioni del popolo palestinese. “Sono i palestinesi”, proclama il documento, “ad avere diritto alla scelta della propria leadership e il diritto di determinare il proprio destino”.

Le posizioni intransigenti da parte dell’Occidente fanno apparire qualsiasi risoluzione per un cessate il fuoco, anche quelle con richieste discutibili, come una vittoria per il movimento di solidarietà.

I lupi travestiti da agnelli sono una conseguenza dell’occidente imperialista, fanno parte della volontà di negare ai palestinesi ogni azione in grado di ostacolare il colonialismo israeliano.

Non si parla mai della possibilità di incontri con i leader della Resistenza, non vi è alcuno sforzo per capire cosa potrebbero volere i palestinesi nel loro futuro.

Lo stato sionista ha dimostrato, inoltre, che non è possibile fidarsi poiché non vengono mai rispettati i termini di una tregua. Hanno arrestato nuovamente il bambino Yousef Abdullah al-Khatib, rilasciato nell’ambito dello scambio di prigionieri a novembre. 

Secondo la Palestine Prisoner Society, questa è “una chiara violazione dell’accordo, indica che Israele sta mettendo in atto una politica di recupero dei prigionieri rilasciati in base agli accordi, per incarcerali nuovamente”.

Nel frattempo, l’entità sionista sta intensificando gli attacchi in Cisgiordania, una situazione che le risoluzioni non affrontano. Lunedì sera, le forze israeliane hanno sparato a un bambino durante un raid nella città di Arraba, vicino a Jenin, nel nord della Cisgiordania occupata. Come in passato, i soldati israeliani hanno impedito ai medici di raggiungere la vittima, il bambino è morto poco dopo la sparatoria.

In “Oriental Blindness: How the New York Times Reimagined Israel’s Mass Murderers and Victims”, Jon Jeter descrive quanto i media abbiano contribuito a rappresentare gli autori dei reati come vittime, un’inversione di ruolo che ha influenzato tutte le richieste per un cessate il fuoco. Sembra obbligatorio demonizzare Hamas, definendolo costantemente gruppo terroristico anziché parte della Resistenza.

Come fa notare Jeter, nei media mainstream mancano le voci palestinesi o arabe, e questo “lascia l’oppressore libero di raccontare gli oppressi, il che è un segno distintivo degli studi orientalisti e postcoloniali”. In quanto “corrispondente estero radicale, nero,” come lui stesso si definisce, e che ha lavorato sul campo anni fa, Jeter sa bene quanto i media utilizzino cliché razzisti per infiammare le menti dei lettori.

In “Palestine and the Harlot Left”, Susana Khalil denuncia gli elementi della sinistra che hanno condannato Hamas apertamente. 

“Dire a questo punto che Hamas è un ‘gruppo terroristico’ e dire che le sue operazioni militari non sono giustificate”, scrive Khalil, “che ciò che ha fatto è deplorevole, che non si deve usare la violenza, che la violenza non è la soluzione, non solo ignora la dolorosa realtà del popolo palestinese e della sua sopravvivenza, ma ignora anche la minaccia imperialista e fascista che caratterizza la storia mondiale contemporanea”.

Khalil prosegue suggerendo “dobbiamo essere più rispettosi, senza imporre o insegnare agli altri come dovrebbero combattere”. Si rivolge poi a coloro che hanno nostalgia dei giorni di Oslo, avvertendo che “quell’ episodio della causa palestinese, dovrebbe servire come riflessione rivoluzionaria, e non come conforto intellettuale dello stato attuale”.

Rifiutare il diritto alla lotta armata, conclude Khalil, comporterebbe “lo sterminio del popolo palestinese”; pertanto dichiara che “il loro ruolo storico di fronte alla barbarie coloniale, è combatterli”.

Molti anni fa lo scrittore Ghassan Kanafani, assassinato dal Mossad a Beirut l’8 luglio 1972, espresse gli stessi sentimenti di Khalil. 

Due anni prima dell’omicidio, era stato intervistato dal giornalista britannico Richard Carleton, che gli aveva chiesto come mai non credesse nella partecipazione ai colloqui di pace con Israele.

“Non intendi esattamente colloqui di pace”, rispondeva Kanafani, “intendi capitolazione, resa”, motivo per cui oggi respingerebbe qualsiasi richiesta di cessate il fuoco con condizioni. 

Come chiarisce Khalil, etichettare Hamas un “gruppo terroristico” che merita di essere eliminato come prerequisito per poter porre fine a un genocidio, rappresenta “una posizione che avvantaggia il fascismo imperialista e coloniale”.

Esiste una versione alternativa riguardo la storia del lupo, dove si narra di un altro lupo che va in giro alla ricerca di un agnello. Incontrando il lupo travestito da agnello, gli si avventa contro, lo uccide e lo mangia per cena.

La morale: “I truffatori e i bugiardi vengono sempre scoperti, presto o tardi, e pagano le conseguenze delle loro azioni”. Si potrebbe anche dire che: “Il malfattore subisce danni a causa del suo stesso inganno”.

Nessuno può prevedere il futuro. Tuttavia, il giornalista e fondatore del Palestine, Chronicle Ramzy Baroud, azzarda alcune previsioni credibili. 

“Cento giorni di massacro a Gaza ci hanno insegnato”, scrive Baroud, “che una maggiore potenza di fuoco non influenza i risultati quando una nazione prende la decisione collettiva di resistere”.

“Ci ha anche insegnato”, continua, “che gli Stati Uniti non sono più in grado di sistemare il Medio Oriente per adattarlo alle esigenze israeliane, e che paesi relativamente piccoli nel Sud del mondo, quando uniti, possono alterare il corso della storia”.

Netanyahu può continuare a scavare la fossa nella quale è caduto, mettendosi sempre più nei guai, conclude Baroud, ma è stata scritta una storia che preannuncia il futuro: “lo spirito del popolo palestinese ha vinto sulla macchina di morte di Israele”.

Traduzione di Cecilia Parodi. Leggi l’articolo in inglese qui. 

- Benay Blend è dottore di ricerca in studi americani presso l'Università del New Mexico. I suoi lavori accademici includono Douglas Vakoch e Sam Mickey, Eds. (2017), "'Neither Homeland Nor Exile are Words': 'Situated Knowledge' in the Works of Palestine and Native American Writers". Ha contribuito questo articolo a The Palestine Chronicle.

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