By Redazione Palestine Chronicle
Attorno alla partecipazione della delegazione israeliana ai Giochi di Milano-Cortina 2026, si è creato un clima tutt’altro che ordinario.
Punti chiave
- Fischi e contestazioni durante la cerimonia di apertura a San Siro.
- Un presunto furto ai danni della squadra di bob.
- Una telecronaca della TV pubblica svizzera che ha sollevato il tema del sionismo dell’atleta.
- La squalifica della squadra di bob dopo la scoperta di una falsa dichiarazione di malattia.
I fischi a San Siro
Durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 il 6 febbraio scorso, non è mancato un momento in cui lo sport è stato scosso dalla realtà politica globale.
Mentre la tradizionale parata delle nazioni prendeva forma allo Stadio San Siro di Milano, la delegazione israeliana — composta da pochi atleti, che avanzavano con la bandiera nazionale tra le mani — è stata accolta da sonori fischi e “buu” da parte del pubblico presente.
Nei mesi precedenti all’apertura dei Giochi, la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di consentire la partecipazione di Israele, pur con le tensioni politiche legate al genocidio in corso a Gaza, era stata oggetto di aspre discussioni in diverse piazze europee e italiani.
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Proprio per questo, alcuni settori di pubblico avevano annunciato proteste e critiche, ritenendo che uno spazio simbolico come la cerimonia d’apertura non potesse restare completamente avulso dalle dinamiche internazionali che dominano il dibattito pubblico.
Il presunto furto
Pochi giorni prima delle gare, il pilota della squadra di bob israeliana, Adam Edelman, ha denunciato sui social media che l’appartamento della squadra era stato svaligiato.
Secondo il suo racconto sarebbero stati rubati passaporti, valigie, scarpe e attrezzature sportive, per un valore di diverse migliaia di dollari.
La notizia è stata ripresa da media italiani e internazionali, tra cui OA Sport e testate anglosassoni. Le autorità italiane avrebbero avviato un’indagine.
Tuttavia non risulta alcun comunicato ufficiale pubblico che abbia chiarito l’esito delle indagini, né eventuali arresti, né la conferma formale delle dinamiche del furto.
L’intera vicenda, pertanto, si basa sulle dichiarazioni degli atleti e sulle ricostruzioni giornalistiche.
L’accusa di sionismo
Sempre Adelman è stato protagonista di un altro episodio che ha alimentato il dibattito, in seguito alla telecronaca della televisione pubblica svizzera RTS.
Il commentatore Stefan Renna, parlando dell’atleta israeliano, ha ricordato che questi si era definito in passato “sionista fino al midollo” e ha messo in discussione la coerenza tra tale posizione politica e lo spirito della Carta Olimpica, che vieta manifestazioni politiche durante le competizioni.
Il commento è diventato rapidamente oggetto di polemica.
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La falsa malattia
L’episodio più grave, però, è stato quello che ha portato alla squalifica della squadra israeliana di bob a quattro.
Secondo quanto riportato dal Corriere del Ticino, l’atleta Uri Zisman avrebbe dichiarato falsamente di essere malato per permettere la sostituzione con il compagno Ward Fawarseh.
Le regole consentono sostituzioni solo in caso di reale infortunio o malattia certificata.
Inizialmente la sostituzione era stata richiesta formalmente. Successivamente, la situazione è emersa e la federazione israeliana ha ritirato la richiesta, determinando di fatto l’esclusione della squadra dalla competizione. La decisione è stata motivata come violazione dei principi di fair play.
A prescindere dai singoli episodi, le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno dimostrato, ancora una volta, di non poter essere separate dal contesto globale. Nonostante il tentativo, da parte delle istituzioni sportive, di applicare una politica di doppi standard e di preservare Israele dalle critiche, Gaza è entrata negli stadi, nelle piste, nelle strade, ricordando che la macchia del genocidio non può essere cancellata.
(PC, Media Italiani)

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