La fiaccola arriva, e arriva anche Gaza: La Palestina prevale alla cerimonia olimpica

A protest was held in Milan against Israel's participation in the Olympics. (Photo: Orgoglio Bresciano/Instagram)

By Romana Rubeo

L’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 non è iniziata come un semplice evento sportivo. Dall’arrivo della fiaccola olimpica alla cerimonia allo Stadio San Siro fino alla trasmissione televisiva, il genocidio israeliano a Gaza è diventato un tema ricorrente di reazioni pubbliche, proteste e polemiche.

Punti Chiave

  • Proteste hanno accolto la fiaccola contro la partecipazione di Israele nel contesto della guerra a Gaza.
  • Il giorno successivo gli studenti si sono mobilitati con manifestazioni incentrate sulla Palestina.
  • La delegazione israeliana è stata sonoramente fischiata allo stadio San Siro.
  • La performance della poesia di pace di Ghali ha suscitato polemiche per la copertura televisiva minima.
  • Gaza ha dominato la narrazione dell’apertura tra strade, stadio e televisione.

Il passaggio della fiaccola diventa piattaforma politica

Giovedì sera, mentre la fiamma olimpica entrava a Milano, manifestanti pro-Palestina si sono radunati lungo il percorso.

La protesta non ha tentato di bloccare la staffetta, ma ha messo direttamente in discussione la legittimità della presenza di Israele ai Giochi.

I partecipanti hanno sostenuto che le istituzioni internazionali stiano trattando la guerra a Gaza in modo diverso rispetto ad altri conflitti e hanno chiesto l’esclusione di Israele dagli eventi sportivi internazionali.

“Israele sta commettendo un genocidio, eppure viene accolto a braccia aperte alle Olimpiadi invernali”, ha dichiarato un manifestante, secondo Euronews.

La fiaccola ha proseguito senza interruzioni ed è arrivata in Piazza Duomo, portata dall’étoile del Teatro alla Scala Nicoletta Manni.

La mattina seguente, gli studenti hanno organizzato una seconda protesta in Piazza Leonardo da Vinci. La manifestazione si è nuovamente concentrata sul genocidio e sulla partecipazione israeliana, con bandiere palestinesi, cori e striscioni dominanti.
Gli organizzatori hanno presentato le Olimpiadi come parte di una più ampia normalizzazione del genocidio nonostante l’aumento delle vittime civili a Gaza.

Delegazione israeliana fischiata

La tensione politica visibile nelle strade si è ripresentata durante la cerimonia di apertura.

Allo Stadio San Siro, davanti a circa 61.000 spettatori, la delegazione israeliana è stata accolta da forti fischi e “buu” provenienti da diversi settori del pubblico mentre gli atleti entravano nell’arena.

La reazione non ha interrotto la cerimonia, ma è stata chiaramente udibile sia nello stadio sia nella trasmissione televisiva.

A differenza del rumore spontaneo tipico delle rivalità sportive, la risposta rifletteva le stesse obiezioni politiche espresse nelle manifestazioni fuori dal luogo dell’evento.

Per molti spettatori, la cerimonia è diventata così uno spazio di espressione pubblica piuttosto che una semplice visione passiva — un’arena in cui la guerra a Gaza ha influenzato il modo in cui le delegazioni nazionali venivano accolte.

Il ‘Promemoria’ di Ghali

La polemica più duratura è emersa però non dalla folla, ma dalla trasmissione televisiva.

Il rapper italo-tunisino Ghali — che ha più volte espresso sostegno ai palestinesi e aveva già invocato di «fermare il genocidio» al Festival di Sanremo 2024 — ha partecipato alla cerimonia recitando Promemoria, la nota poesia di pace di Gianni Rodari sulle conseguenze della guerra, in più lingue.

Prima della cerimonia, il dibattito politico aveva già riguardato la sua partecipazione, con indicazioni da parte delle autorità che la performance non avrebbe dovuto trasformarsi in un messaggio politico.

Dopo la messa in onda, gli spettatori hanno notato che il servizio pubblico non ha presentato la performance come un momento centrale: la regia ha evitato primi piani, i commentatori non lo hanno identificato e il segmento è passato senza enfasi.
Sui social sono seguite accuse di minimizzazione editoriale.

Poco prima della cerimonia, Ghali aveva scritto sui social: “So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo”.

Successivamente ha suggerito che l’uso dell’arabo nella poesia fosse stato considerato problematico.

(PC, media italiani)

- Romana Rubeo è una giornalista italiana, caporedattrice del The Palestine Chronicle. I suoi articoli sono apparsi in varie pubblicazioni online e riviste accademiche. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, è specializzata in traduzioni giornalistiche e audiovisive.

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