By Redazione Palestine Chronicle
Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione 2026, Trump ha rivendicato svolte decisive in Medio Oriente, da Gaza all’Iran, ma diverse affermazioni sollevano seri dubbi fattuali e strategici.
Punti Chiave
- Trump ha dichiarato che la guerra a Gaza è quasi conclusa e che tutti i prigionieri sono stati riportati a casa.
- Ha affermato che gli Stati Uniti hanno “annientato” il programma nucleare iraniano con un attacco diretto.
- Le valutazioni dell’intelligence contraddicono l’idea di una distruzione totale.
- Il discorso rafforza una dottrina unilaterale di “pace attraverso la forza”.
‘Come Mai Prima’
Il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha utilizzato la parte del suo discorso sullo Stato dell’Unione 2026 dedicata al Medio Oriente per proiettare un’immagine di potenza americana decisiva e di dominio diplomatico.
“Il nostro Paese non è mai stato così forte”, ha dichiarato, sostenendo che gli Stati Uniti sono ora “rispettati di nuovo, forse, come mai prima”. Nel suo racconto, le guerre si stanno chiudendo, gli ostaggi vengono restituiti e gli avversari vengono ridimensionati sotto la sua leadership.
In un elenco ampio di conflitti globali che ha affermato di aver concluso nei suoi primi dieci mesi di mandato, Trump ha incluso “Israele e Iran” e “la guerra a Gaza”, suggerendo che l’intervento statunitense abbia rimodellato il panorama regionale.
In today's state of the union address, Trump gave away the reasons for not attacking Iran. In the video below, he says Iran has missiles that can reach Europe, US bases worldwide and soon, US itself.
War is not just about exploding bombs.
From Jan to Feb, we have seen a… pic.twitter.com/I1IvV0wJYP
— @Misra_Amaresh (@misra_amaresh) February 25, 2026
Il Medio Oriente è stato centrale in questa narrazione. Trump ha descritto la guerra di Israele a Gaza come attenuata nell’intensità e prossima alla conclusione. Ha sottolineato il ritorno dei prigionieri israeliani, vivi e morti, presentando il cessate il fuoco come un successo umanitario e diplomatico.
Il tono è però cambiato bruscamente quando ha parlato dell’Iran. Trump ha ricordato la cosiddetta “Operation Midnight Hammer” — un attacco statunitense sul suolo iraniano avvenuto lo scorso giugno — che, a suo dire, avrebbe “annientato il programma iraniano di armi nucleari”.
Pur facendo riferimento ai negoziati in corso con Teheran, Trump ha insistito sul fatto di non aver ancora sentito quelle che ha definito le “parole segrete”: una chiara rinuncia iraniana alle armi nucleari. La diplomazia, ha suggerito, resta possibile — ma solo da una posizione di forza.
‘Praticamente alla fine’
Trump ha presentato Gaza come una guerra ormai gestita e sostanzialmente contenuta sotto la sua amministrazione.
Ha dichiarato al Congresso:
“La guerra a Gaza, che procede a un livello molto basso, è praticamente alla fine. Voglio ringraziare Steve Witkoff e Jared Kushner per il vostro aiuto… Sotto il cessate il fuoco che ho negoziato, ogni singolo ostaggio, sia vivo sia morto, è stato riportato a casa. Potete crederci? Nessuno pensava fosse possibile.”
Il suo linguaggio emotivo si è concentrato esclusivamente sulle famiglie israeliane: “Quei genitori che avevano un figlio morto — il loro ragazzo, lo chiamavano sempre il loro ragazzo — lo volevano tanto quanto se fosse stato vivo… Li abbiamo riportati tutti a casa. Nessuno pensava fosse possibile, ma ce l’abbiamo fatta.”
Nel discorso di Trump non vi è stato alcun riferimento emotivo parallelo alle vittime civili palestinesi, agli sfollamenti o alla devastante perdita umanitaria a Gaza.
‘Un Lavoro Duro’
Nel suo intervento, Trump ha fatto un solo riferimento diretto a Hamas.
Ha affermato: “Che ci crediate o no, Hamas ha lavorato insieme a Israele, e hanno scavato e scavato e scavato. A volte passando sopra 100 corpi per trovarne uno — un lavoro duro.”
Trump non ha elaborato ulteriormente su Hamas sul piano politico, militare o ideologico nel suo discorso.
🇺🇸📢 ‘You’ve #killed Americans!’: #Omar yells as #Trump references Somali community |🗽🎙️#StateOfTheUnion Address 📺📰 »» https://t.co/QP3ufhrZJF pic.twitter.com/9z7MNhrKyD
— Economic Times (@EconomicTimes) February 25, 2026
‘L’abbiamo annientato’
L’Iran ha ricevuto la retorica più dura dell’intervento. Trump ha dichiarato che “in un’operazione decisiva lo scorso giugno, l’esercito degli Stati Uniti ha annientato il programma iraniano di armi nucleari con un attacco sul suolo iraniano noto come Operation Midnight Hammer. Per decenni è stata politica degli Stati Uniti non permettere all’Iran di ottenere un’arma nucleare.”
Ha proseguito:
“L’abbiamo annientato, e ora vogliono ricominciare, e in questo momento stanno di nuovo perseguendo le loro sinistre ambizioni… Hanno già sviluppato missili che possono minacciare l’Europa e le nostre basi all’estero, e stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti d’America.”
Pur riconoscendo i negoziati in corso, ha avvertito:
“La mia preferenza è risolvere questo problema attraverso la diplomazia. Ma una cosa è certa — non permetterò mai al principale sponsor mondiale del terrorismo… di avere un’arma nucleare. Non può accadere.”
Nonostante le minacce, Trump ha inserito “Israele e Iran” tra i conflitti che ha affermato di aver concluso, senza spiegare meccanismi o accordi concreti.
Fact-Check: Analisi delle Affermazioni Chiave
Gli Stati Uniti hanno davvero “annientato” il programma nucleare iraniano? Secondo una dettagliata valutazione dell’intelligence riportata dal Washington Post lo scorso luglio, la risposta è no.
Gli attacchi statunitensi avrebbero causato danni significativi ad alcune parti dell’infrastruttura nucleare iraniana, in particolare al sito di Fordow. Tuttavia, altri siti importanti — tra cui Natanz e Isfahan — non sarebbero stati distrutti in modo conclusivo. Gli analisti hanno suggerito che il programma potrebbe essere stato ritardato di mesi, forse fino a due anni, ma non eliminato.
La valutazione indica che centrifughe chiave e capacità tecniche potrebbero essere sopravvissute o essere state trasferite. Il termine “annientato” non corrisponde alle conclusioni disponibili dell’intelligence.
La guerra di Gaza è “praticamente finita”?
Sebbene il ritorno dei prigionieri sia stato confermato e siano stati implementati accordi di cessate il fuoco, Israele ha continuato a violare i termini dell’intesa.
Il Ministero della Sanità di Gaza stima che oltre 600 persone siano state uccise dalla dichiarazione del cessate il fuoco del 10 ottobre.
Nel frattempo, le condizioni umanitarie a Gaza restano acute e profondamente compromesse.
Le consegne di aiuti umanitari sono state gravemente limitate dalle autorità di occupazione israeliane, con solo una frazione dei convogli giornalieri concordati che entra nell’enclave. Grandi scorte di cibo, forniture mediche, tende e beni di prima necessità restano sul lato egiziano del valico di Rafah, poiché Israele continua a limitarne l’accesso.
Israele ha inoltre mantenuto il valico di Rafah — principale punto di uscita verso l’Egitto — in gran parte chiuso o sotto stretto controllo, limitando drasticamente il movimento di persone e beni in entrata e uscita da Gaza, contribuendo alla carenza di supporto salvavita e ostacolando l’evacuazione dei civili.
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I negoziati con l’Iran sono in corso?
I contatti diplomatici tra Washington e Teheran proseguono.
L’Iran ha ripetutamente dichiarato di essere disposto a impegnarsi in colloqui sul proprio programma nucleare — comprese offerte di diluire l’uranio arricchito ed espandere il monitoraggio — ma ha costantemente respinto le richieste di cessare completamente l’arricchimento o di rinunciare a diritti sovrani riconosciuti dai trattati internazionali.
Teheran ha insistito sul fatto che non cederà alle pressioni e proteggerà quelli che considera i propri diritti sovrani, pur partecipando a negoziati volti a evitare un conflitto aperto.
In questo contesto, il riferimento di Trump alle “parole segrete” appare più come un dispositivo retorico politico per segnalare fermezza all’opinione pubblica interna che come il riflesso di una svolta diplomatica concreta.
La Nostra Analisi Strategica
La narrazione di Trump sul Medio Oriente riflette più di una semplice enfasi retorica; si inserisce in una logica regionale più profonda che Ramzy Baroud ha descritto come centrale nella geopolitica attuale. Nella sua analisi sulla spinta di Israele a confrontarsi e potenzialmente distruggere l’Iran, Baroud sostiene che la questione “non riguarda soltanto centrifughe o arricchimento dell’uranio”, ma un progetto politico più ampio incentrato sulla Palestina.
Baroud argomenta che l’indebolimento dell’Iran è strategicamente legato alla ridefinizione dell’equilibrio di potere attorno a Israele e all’indebolimento dell’asse della resistenza che sostiene la capacità politica e militare palestinese. Nelle sue parole, “il confronto con l’Iran non può essere separato dalla questione palestinese.”
In questa prospettiva, l’Iran non è semplicemente un dossier nucleare; è un pilastro geopolitico in una struttura regionale che sfida la supremazia militare israeliana. Confrontarsi con Teheran diventa dunque inseparabile dalla gestione — o dalla soppressione — della questione palestinese.
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Il discorso di Trump riflette questa architettura. Il centro emotivo delle sue osservazioni su Gaza si è concentrato esclusivamente sui prigionieri israeliani e sulle famiglie israeliane.
Allo stesso modo, l’affermazione che gli Stati Uniti abbiano “annientato” il programma nucleare iraniano serve un obiettivo politico che va oltre l’accuratezza tecnica. L’analisi di Baroud suggerisce che tale inquadramento si allinea a un obiettivo più ampio: “rimodellare la regione in modo da garantire il dominio israeliano, marginalizzando al contempo l’agenzia palestinese.”
In questo quadro, la “pace” non è definita come un accordo politico reciproco, ma come il consolidamento del potere. L’azione militare stabilisce la leva. La diplomazia segue sotto pressione.
L’avvertimento centrale di Baroud è che i tentativi di distruggere o neutralizzare l’Iran riguardano in ultima analisi la definizione del futuro palestinese senza l’agenzia palestinese.
(The Palestine Chronicle)

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