Azione legale accusa i vertici di FIFA e UEFA di complicità con le colonie illegali

FIFA president Gianni Infantino and UEFA president Aleksander Čeferin are accused of enabling violations of international law. (Photos: via Wikimedia. Design: Palestine Chronicle)

By Redazione Palestine Chronicle

Una campagna legale che collega la governance sportiva internazionale alla situazione nella Palestina occupata si intensifica dopo che una coalizione di attori palestinesi presenta formalmente un ricorso alla Corte Penale Internazionale (CPI). L’atto accusa la leadership degli organismi calcistici globali FIFA e UEFA di complicità attraverso la continua autorizzazione di club israeliani delle colonie che operano su terra occupata.

Punti chiave

  • Una coalizione di club, atleti e organizzazioni palestinesi presenta un ricorso alla CPI contro la leadership di FIFA e UEFA.
  • Il caso prende di mira il presidente della FIFA Gianni Infantino e il presidente della UEFA Aleksander Čeferin.
  • Il ricorso riguarda club calcistici israeliani delle colonie operanti nella Cisgiordania occupata.
  • I ricorrenti sostengono che le istituzioni sportive stanno consentendo violazioni del diritto internazionale permettendo la partecipazione e la competizione.
  • L’iniziativa trasforma una disputa sportiva pluriennale in una possibile questione di responsabilità penale internazionale.

Procedimento penale

Il lungo conflitto sulle squadre delle colonie israeliane che partecipano alle competizioni calcistiche organizzate va oltre gli argomenti disciplinari ed entra nella sfera del diritto penale internazionale.

Una coalizione palestinese composta da istituzioni sportive, gruppi per i diritti e individui coinvolti presenta un ricorso formale al procuratore della CPI accusando i presidenti di FIFA e UEFA di complicità in violazioni connesse all’occupazione israeliana.

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Secondo Al-Jazeera, il caso viene depositato da un gruppo che rappresenta club, giocatori e proprietari terrieri, i quali sostengono che le autorità calcistiche internazionali permettono competizioni organizzate su territorio considerato occupato dal diritto internazionale. Il ricorso si concentra su squadre israeliane situate negli insediamenti della Cisgiordania che partecipano sotto l’egida della Federazione calcistica israeliana.

Secondo l’atto legale, consentire a questi club di operare a livello internazionale equivale a facilitazione istituzionale. I ricorrenti sostengono inoltre che gli organismi di governo del calcio possiedono autorità regolatoria e quindi portano responsabilità per aver permesso attività legate agli insediamenti ampiamente considerati illegali dal diritto internazionale.

Quds News Network riporta martedì che il ricorso accusa esplicitamente i due funzionari di “collusione” con le autorità israeliane permettendo la continua integrazione delle squadre delle colonie nelle competizioni ufficiali nonostante le ripetute obiezioni degli organismi sportivi palestinesi.

Club degli insediamenti illegali

Al centro del caso si trova una questione strutturale: se le organizzazioni sportive internazionali possono essere legalmente responsabili per il riconoscimento di squadre che operano in territorio occupato.

I ricorrenti sostengono che l’esistenza di partite di campionato israeliano negli insediamenti illegali normalizza e sostiene economicamente l’infrastruttura coloniale. Secondo l’impostazione del ricorso, l’autorizzazione da parte degli organismi di governo fornisce legittimità, visibilità e protezione istituzionale ad attività che altrimenti affronterebbero sanzioni.

Al-Jazeera riporta che la coalizione presenta la presenza di diversi club negli insediamenti della Cisgiordania occupata come prova centrale, affermando che le competizioni si svolgono su terra sottratta alle comunità palestinesi.

Il deposito sostiene che la partecipazione a strutture riconosciute dalla FIFA trasforma la questione da materia puramente sportiva a tema connesso al diritto internazionale umanitario.

Il caso può mettere alla prova i limiti della responsabilità legale internazionale per attori non statali e organizzazioni private che operano a livello globale.
Se accettato, potrebbe stabilire un precedente riguardo agli obblighi delle associazioni transnazionali le cui attività si intersecano con sovranità contestate.

(PC, QNN, Al-Jazeera, Social media)

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