Oggi Qusra, domani la Cisgiordania: il nuovo Piano Dalet di Israele

Israeli occupation soldiers and armed illegal settlers are seen besieging Palestinian homes in Qusra, south of Nablus, in the occupied West Bank. (Photo: via QNN)

By Ramzy Baroud

Visto in questo contesto più ampio, Qusra diventa un microcosmo – e potenzialmente un banco di prova – dei meccanismi attraverso i quali può essere attuata un’annessione su larga scala.

Se volete comprendere il futuro cupo che attende la Cisgiordania occupata, non distogliete lo sguardo. Basta osservare con attenzione ciò che sta accadendo nella piccola cittadina palestinese di Qusra, a sud di Nablus.

È qui che comincia la storia del futuro della Cisgiordania.

Mentre gran parte dei media tratta le notizie che arrivano dalla zona come l’ennesimo episodio di “violenza dei coloni”, la realtà è ben diversa. Qusra rappresenta qualcosa di molto più grave: uno scorcio del nuovo Piano Dalet che Israele ha in serbo per i palestinesi.

Il Piano Dalet era il progetto militare attraverso il quale le forze sioniste conquistarono gran parte della Palestina storica, villaggio dopo villaggio, durante la Nakba.

Il piano non nacque improvvisamente nel 1948. Si basava su progetti militari risalenti già al 1945 e si sviluppò progressivamente in una strategia finalizzata alla conquista delle città e dei villaggi palestinesi, alla distruzione delle comunità e all’espulsione dei loro abitanti.

L’importanza di questa storia, oggi, non è soltanto simbolica. La Nakba fu un processo, attuato per fasi. Lo stesso vale per l’annessione della Cisgiordania.

E non si tratta neppure di una semplice argomentazione teorica. Funzionari israeliani hanno apertamente evocato una nuova Nakba come risultato auspicato. Nel novembre 2023, Avi Dichter dichiarò: “Stiamo mettendo in atto la Nakba di Gaza”, aggiungendo: “Nakba di Gaza 2023. È così che finirà”.

Come era prevedibile, questa nuova Nakba presenta molte delle caratteristiche di quella originaria: violenza coordinata, massacri, pulizia etnica, sfollamenti forzati e confisca delle terre.

Il genocidio a Gaza rappresenta il culmine di questa violenza – una manifestazione ancora più devastante, ma al tempo stesso una continuazione del peccato originale sul quale è stato fondato lo Stato israeliano.

Mentre, a partire dal 7 ottobre 2023, tutti gli occhi erano puntati su Gaza, la Cisgiordania è rimasta in gran parte ignorata, lasciando a Israele lo spazio per intensificare ogni forma di violenza fino a livelli che non si vedevano da decenni.

Il bilancio è impressionante. Dal 7 ottobre 2023, le forze israeliane e i coloni hanno ucciso più di 1.100 palestinesi in Cisgiordania, tra cui oltre 240 bambini, e ne hanno feriti migliaia. Decine di migliaia di persone sono state arrestate, mentre più di 33.000 palestinesi restano sfollati dai soli campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams.

Torniamo ora a Qusra.

A partire dal 9 agosto, coloni israeliani armati hanno circondato tre abitazioni palestinesi nella zona di Ras al-Ain, alla periferia della cittadina.

Hanno bloccato l’accesso alle case, montato tende all’esterno e interrotto le forniture di acqua ed elettricità. Le famiglie, tra cui bambini piccoli, sono rimaste di fatto intrappolate all’interno.

Successivamente, l’esercito israeliano ha dichiarato l’area circostante zona militare chiusa, limitando l’accesso a palestinesi, attivisti e giornalisti.

Quello che si è delineato non è stato semplicemente un caso di violenza dei coloni, ma una vera e propria divisione dei compiti: i coloni creano la crisi; l’esercito impone le restrizioni; la libertà di movimento dei palestinesi viene limitata; e sono le stesse vittime a essere spinte ad andarsene.

E l’assedio è continuato. Nel momento in cui scrivo, l’assedio alle abitazioni di Qusra è entrato nella sua terza settimana.

Qusra non occupa un ruolo marginale in questa strategia. Israele ha già confiscato parte delle sue terre per l’insediamento di Migdalim, mentre gli avamposti vicini, tra cui Esh Kodesh, sono da tempo associati ad attacchi e tentativi di impossessarsi dei terreni agricoli palestinesi.

Il controllo di queste aree è essenziale per il più ampio progetto volto a collegare tra loro i blocchi di insediamenti, frammentare il territorio palestinese e trasformare le comunità palestinesi in enclave isolate.

Solo pochi anni fa, il governo israeliano si comportava come se il suo piano di annettere formalmente vaste porzioni della Cisgiordania fosse stato accantonato. Ma dal 7 ottobre l’annessione è passata dall’essere un’aspirazione a diventare un’ossessione, tanto nelle parole quanto nei fatti.

Dopo il 7 ottobre, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha supervisionato la distribuzione di massa di armi, fornendo fucili a migliaia di membri delle squadre civili di sicurezza, in un contesto in cui la popolazione dei coloni era già pesantemente armata.

Nel frattempo, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha lavorato sistematicamente per trasferire i poteri sulla Cisgiordania dall’amministrazione militare alle autorità civili israeliane – uno dei meccanismi istituzionali più evidenti attraverso i quali procede l’annessione.

E ora un altro tassello sta andando al suo posto: il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato di preparare il trasferimento della responsabilità per l’applicazione della legge nei confronti dei coloni israeliani in Cisgiordania dall’esercito alla polizia israeliana, un altro passaggio giuridico fondamentale verso l’annessione.

Il quadro si sta completando: milizie di coloni, finanziamenti governativi, armi, esercito, polizia, apparati burocratici civili, tribunali e decisioni politiche prese ai più alti livelli dello Stato israeliano.

Visto in questo contesto più ampio, Qusra diventa un microcosmo – e potenzialmente un banco di prova – dei meccanismi attraverso i quali può essere attuata un’annessione su larga scala. Questa realtà richiama il passato. La Nakba non è semplicemente “accaduta”, ma è stata preceduta da anni di pianificazione e da una progressiva elaborazione di strategie militari. È per questo che Qusra è così importante.

Alcuni governi mettono in guardia contro l’accelerazione dell’annessione; altri impongono sanzioni a singoli coloni, come se colpire qualche estremista potesse fermare un progetto portato avanti da un intero apparato statale.

I palestinesi della Cisgiordania sono pienamente consapevoli della sfida che li attende. Chiedere all’Autorità Palestinese, che mantiene il coordinamento di sicurezza con Israele, di elaborare improvvisamente una “strategia” appare dolorosamente superfluo.

Ma per tutti noi che conosciamo gli orrori della Nakba – e le conseguenze di quella catastrofe, da Deir Yassin fino al genocidio di Gaza – riconoscere ciò che sta accadendo non basta più.

Il prezzo del silenzio viene già pagato da ogni abitante di Gaza costretto a vivere tra le macerie della Striscia e da ogni palestinese della Cisgiordania che affronta la violenza dei coloni e dei loro alleati militari.

Tutto questo deve finire ora, prima che Qusra diventi il modello di ciò che verrà dopo: oggi Qusra, domani l’intera Cisgiordania.

- Ramzy Baroud is a journalist and the Editor of The Palestine Chronicle. He is the author of six books. His latest book, co-edited with Ilan Pappé, is “Our Vision for Liberation: Engaged Palestinian Leaders and Intellectuals Speak out”. Dr. Baroud is a Non-resident Senior Research Fellow at the Center for Islam and Global Affairs (CIGA). His website is www.ramzybaroud.net

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