Tre ragioni per cui la Francia sta cambiando posizione sul massacro di Gaza – ANALISI

French President Emmanuel Macron. (Photo: Kremlin, via Wikimedia Commons)

By Redazione Palestine Chronicle

Meno di tre mesi fa, il governo francese invocava un’alleanza internazionale contro Hamas, come contro l’ISIS. Adesso la Francia sostiene che Israele non abbia il diritto di determinare il futuro di Gaza. Che succede?

Qualcosa è successo tra la dichiarazione iniziale della Francia, il 24 ottobre, che mostrava totale sostegno a Israele, e l’ultima dichiarazione del Ministro degli Esteri, Catherine Colonna, che venerdì ha criticato le azioni di Israele contro Gaza.

La prima impressione è che oltre tre mesi di incessante genocidio nella Striscia siano bastati alla Francia per prendere una posizione morale, e chiedere un cessate il fuoco.

Ma questo non regge, per due ragioni:

Anzitutto, la moralità non è un aspetto rilevante nella politica estera francese, che si basa solo su interessi economici, alleanze regionali e calcoli geopolitici.

In secondo luogo, Parigi deve aver compreso la portata del genocidio, attraverso il linguaggio criminale utilizzato dai politici israeliani, le migliaia di palestinesi uccisi, e tutta la distruzione seguita alle dichiarazioni di guerra di Tel Aviv.

La posizione francese prima

La Francia ha fortemente sostenuto Israele fin dall’inizio, e ha continuato anche quando era ormai chiaro che l’aggressione prendeva di mira civili innocenti.

Il 24 ottobre, Macron ha visitato Israele, dichiarando al collega israeliano, Isaac Herzog, di essere “spalla a spalla” con Israele, promettendo il “pieno sostegno” della Francia al bombardamento della Striscia da parte di Tel Aviv.

È andato oltre, suggerendo la necessità di un’alleanza internazionale contro Hamas, simile a quella creata contro l’Isis nel 2014.

“La Francia è pronta affinché la coalizione che combatte in Iraq e Siria contro l’Isis, combatta anche contro Hamas”, aveva dichiarato Macron al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

A differenza degli Stati Uniti, che miravano a ridurre le tensioni regionali, Macron voleva fare esattamente il contrario, ovvero innescare un’escalation regionale, nella speranza di compensare le perdite geopolitiche della Francia in Africa occidentale e nella regione del Sahel, e mostrandosi come un carismatico leader del mondo. 

Macron ha accettato, come se non bastasse, stravaganti dichiarazioni israeliane, come quelle di Netanyahu, secondo il quale “Hamas è l’ISIS”.

La posizione francese adesso

Venerdì 5 gennaio, il Ministro degli Esteri francese Colonna ha rilasciato una dichiarazione molto forte.

“Dobbiamo tornare al principio del diritto internazionale, e rispettarlo”, ha detto Colonna,“non spetta a Israele determinare il futuro di Gaza, che è terra palestinese”.

La dichiarazione è arrivata simultaneamente a un’altra notizia riguardo forze aeree francesi e giordane, che stavano sganciando sette tonnellate di aiuti umanitari e medici urgenti, per un ospedale da campo a Khan Yunis, nel sud di Gaza.

Come si spiega il cambio di posizione francese?

Si possono valutare varie ragioni che hanno portato il governo francese a prendere le distanze dal genocidio in atto, e dal sostegno a Israele guidato dagli Stati Uniti. Queste includono:

Primo: la mossa strategica yementita di Ansrallah di colpire qualsiasi nave in arrivo o in partenza verso Israele, un’azione che interrompe il traffico nel Mar Rosso, attraverso una delle vie navigabili commerciali più trafficate del mondo, Bab Al-Mandab.

La decisione di Ansarallah è collegata al genocidio contro Gaza, una guerra che la Francia, come Washington, ha sostenuto con tutto il cuore.

La Francia ha accettato l’“Operazione Prosperity Guardian” degli Stati Uniti, presumibilmente per proteggere la navigazione marittima nel Mar Rosso, ma ha insistito sul fatto che lo farà sotto il proprio comando militare, e che non parteciperà ad alcuna azione militare guidata dagli Stati Uniti contro lo Yemen.

È significativo, e potrebbe spiegare in parte il cambiamento di posizione, perché la Francia dipende molto da Bab Al-Mandab per il commercio con l’Asia e parti del Medio Oriente.

Secondo: le strette alleanze francesi con i paesi arabi.

A differenza di Washington, l’azione di Parigi in Medio Oriente non si basa sulla forza militare, sebbene ne sia rimasta coinvolta, a vario titolo, nella cosiddetta guerra al terrorismo degli Stati Uniti, nell’alleanza anti-Isis, e così via.

Parigi vuole presentarsi con una versione più morbida rispetto all’approccio combattivo americano, costruendo forti legami politici e, anche se superficialmente, vuole sembrare più equilibrata riguardo al cosiddetto “conflitto” arabo-israeliano.

Inoltre, la Francia spesso prova a manipolare la spaccatura arabo-iraniana, oltre a quella in Libano tra Hezbollah e altre forze politiche filofrancesi del paese.

Il genocidio in atto a Gaza ha inequivocabilmente, e forse irreversibilmente, sia nel medio che lungo termine, conferito potere a tutte le forze della Resistenza in Medio Oriente, e ha rafforzato la posizione geopolitica dell’Iran a scapito dei tradizionali alleati arabi di Parigi.

Macron deve averlo compreso, e adesso sta cercando di fare marcia indietro dalla posizione filosraeliana, adottata con forza dal governo francese da oltre tre mesi.

Venerdì, il lancio di aiuti medici verso un ospedale di Khan Yunis, nel sud di Gaza, è avvenuto in coordinamento con il re Abdullah II, e questo illustra ulteriormente il fatto che la Francia stia cercando di pacificare i propri alleati, senza necessariamente ottenere punti con gli stessi palestinesi.

Terzo: l’instabilità sociale in Francia.

La società francese è tutt’altro che docile, diverse questioni sociali e politiche tendono a sovrapporsi.

Il sostegno di Washington a Tel Aviv sta diventando una delle principali preoccupazioni per l’amministrazione Biden, riguardo le prossime elezioni presidenziali, quindi possiamo immaginare quanto potrebbe essere ancor più rilevante come questione sociale e politica nella società francese.

Molte forze progressiste in Francia percepiscono la Palestina come una questione importante nella loro lotta per giustizia e uguaglianza. 

Queste forze sono state molto attive negli ultimi mesi e anni, attivando proteste contro varie questioni, dall’allungamento dell’età pensionabile, ai tagli al welfare, alla crescente disoccupazione.

Cinque milioni di musulmani francesi sono attivi in questi ambienti, e Gaza è diventata un problema quotidiano per la società francese, che non ha mai smesso di protestare, chiedendo un cessate il fuoco fin dai primi giorni dell’attacco.

Macron ha capito che, a causa della fragilità politica del suo governo, e della sua stessa posizione, non può permettersi di prolungare le proteste, che potrebbero evolversi e sovrapporsi ad altre faccende.

Il cambiamento politico in Francia, se rimane coerente e si sviluppa in una posizione politica forte capace di trascendere la retorica, e trasformarsi in azioni, potrebbe essere significativo.

Va ribadito, però, che la posizione dell’Eliseo è del tutto priva di moralità, ed è basata esclusivamente sui propri interessi.

Traduzione di Cecilia Parodi. Leggi l’articolo in inglese qui. 

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