By Redazione Palestine Chronicle
Una giornata di blocchi e cortei mette al centro bilancio, salari, militarizzazione e complicità italiana nel massacro di Gaza.
Si è conclusa venerdì sera la giornata di sciopero generale che ha attraversato l’Italia, con iniziative, cortei e presidi in decine di città.
A proclamare lo sciopero erano stati USB, Cobas e altre sigle del sindacalismo di base, rilanciando il motto “Blocchiamo Tutto”, lo stesso che a settembre aveva segnato le manifestazioni contro la guerra israeliana a Gaza e aveva bloccato porti, trasporti e snodi logistici del Paese.
L’obiettivo della mobilitazione era contestare la legge di Bilancio e la scelta del governo di incrementare ulteriormente la spesa militare, riducendo nel frattempo investimenti pubblici in sanità, scuola, università, trasporti e servizi fondamentali.
Per molte realtà scese in piazza, la manovra segna una precisa direzione politica: spesa militare al rialzo e servizi sociali al ribasso, mentre il costo della vita continua ad aumentare e salari e pensioni restano fermi.
“Non in nostro nome” ❤️🇵🇸
Quanto siete belli, Genova #FreePalestine #scioperogenerale #28NOVEMBRE pic.twitter.com/0vhUxQKXoT— mostro ✊🏼 🇵🇸 (@avantibionda) November 28, 2025
Ancora una volta, la situazione in Palestina ha rappresentato un elemento centrale nelle piazze italiane. Striscioni, interventi e slogan hanno denunciato il ruolo dell’Italia nel rifornimento militare a Israele e la responsabilità del governo nel sostenere, politicamente e materialmente, quello che molti manifestanti e realtà sindacali definiscono un genocidio in corso.
Proprio sulla Palestina convergerà anche la mobilitazione di sabato, quando a Roma si svolgerà una manifestazione nazionale.
Lo sciopero era stato annunciato settimane fa e aveva raccolto adesioni rapide da parte di movimenti sociali, collettivi studenteschi, lavoratori portuali, gruppi ambientalisti e realtà legate alle campagne per il boicottaggio economico e politico di Israele. CGIL, CISL e UIL hanno invece scelto di non aderire alla chiamata e hanno annunciato proteste separate nelle prossime settimane.
La giornata ha coinvolto numerosi settori ed è stata accompagnata da diversi disagi, soprattutto nei trasporti. Il blocco ferroviario, iniziato ieri sera, è proseguito per l’intera giornata con le sole fasce garantite. Interruzioni e rallentamenti si sono registrati anche nel trasporto urbano e regionale in gran parte del Paese.
«Siamo tutti antifascisti»: Genova è stata travolta da uno sciopero generale contro il governo Meloni e la sua «economia di guerra» pic.twitter.com/xpsG2vU27N
— International Reporters Italia (@IR_Italia) November 28, 2025
Scuole, università e ospedali hanno partecipato con modalità diverse; nella sanità sono rimasti garantiti solo i servizi essenziali. Parallelamente allo sciopero generale, la giornata ha visto anche l’astensione dal lavoro dei giornalisti, rivolta contro il mancato rinnovo del contratto nazionale scaduto ormai da otto anni, seppur slegata dalle rivendicazioni dei sindacati di base.
Genova è stata uno dei centri più significativi della mobilitazione. Fin dal mattino migliaia di persone hanno iniziato a radunarsi in piazza Verdi, dove erano presenti anche attivisti internazionali come Greta Thunberg e Thiago Ávila.
Tra gli assenti annunciati c’era invece Roger Waters: il musicista britannico, sostenitore storico delle lotte per i diritti in Palestina e dei lavoratori dei porti europei, aveva inviato nei giorni scorsi un videomessaggio registrato il 18 novembre in cui dichiarava la propria vicinanza ai manifestanti, ringraziando in particolare i lavoratori portuali e invitando chi sciopera a “resistere contro una politica che sostiene la guerra e non la vita”. Nel messaggio, Waters aveva ribadito che “il futuro dell’umanità dipende dai lavoratori e non dai governi che hanno scelto il riarmo”.
La giornata si chiude, ma non la mobilitazione. Domani, 29 novembre — giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese — migliaia di persone convergeranno a Roma per una nuova manifestazione nazionale. Per chi oggi era in piazza, lo sciopero generale rappresenta solo una tappa di un percorso di lotta destinato a proseguire.
(The Palestine Chronicle)

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