Fact Check: Dentro la narrazione contradditoria di Trump sulla guerra all’Iran

The Palestine Chronicle analyzed US President Donald Trump’s Truth Social posts alongside verified reporting. (Photos: Wikimedia, screen grab. Design: Palestine Chronicle)

By Romana Rubeo

Il Palestine Chronicle ha analizzato i post su Truth Social del presidente degli Stati Uniti Donald Trump insieme a fonti di informazione verificate, mettendo in luce contraddizioni, affermazioni estreme e narrazioni mutevoli sull’Iran.

Punti Chiave

  • Trump nega il coinvolgimento degli Stati Uniti in attacchi rilevanti mentre fonti attendibili indicano un coordinamento con Israele.
  • Le affermazioni sulla “totale distruzione” dell’Iran contraddicono sia i suoi stessi avvertimenti sia le valutazioni dell’intelligence.
  • La comunicazione oscilla tra il rifiuto degli alleati e la richiesta del loro intervento in operazioni militari ed economiche cruciali.

Trattative ed escalation: Il giacimento di gas South Pars

Una contraddizione centrale emerge nella risposta del presidente statunitense Donald Trump all’attacco contro il giacimento di gas South Pars in Iran, dove le sue dichiarazioni pubbliche divergono nettamente dalle informazioni verificate.

In un post su Truth Social pubblicato mercoledì, Trump ha scritto che “Israele, per rabbia rispetto a quanto accaduto in Medio Oriente, ha colpito violentemente una grande struttura conosciuta come il giacimento di gas South Pars in Iran”, insistendo sul fatto che “gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo specifico attacco”. Ha inoltre aggiunto che il Qatar “non è stato coinvolto in alcun modo, forma o misura”.

Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari statunitensi, Trump “era a conoscenza dell’attacco israeliano a South Pars in anticipo (e) lo ha sostenuto come messaggio a Teheran riguardo al blocco dello Stretto di Hormuz”.

La contraddizione è ulteriormente rafforzata dallo stesso linguaggio escalation di Trump all’interno della medesima dichiarazione. Pur negando il coinvolgimento degli Stati Uniti, ha avvertito che “gli Stati Uniti d’America… faranno saltare completamente l’intero giacimento di gas South Pars con una forza e una potenza mai viste prima dall’Iran”.

Sconfitta totale vs minaccia persistente

Le ripetute affermazioni di Trump secondo cui l’Iran sarebbe stato completamente sconfitto sono contraddette sia internamente sia da fonti esterne.

In diversi post, ha dichiarato che “abbiamo già distrutto il 100% delle capacità militari dell’Iran” e che “gli Stati Uniti d’America hanno battuto e completamente annientato l’Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo”.

Ha inoltre affermato che “la marina iraniana non esiste più, la loro aviazione non esiste più… i loro leader sono stati cancellati dalla faccia della terra”.

Tuttavia, queste affermazioni radicali sono smentite dal suo stesso riconoscimento del fatto che l’Iran mantiene capacità operative.

Nella stessa sequenza di dichiarazioni, Trump ha osservato che “per loro è facile inviare uno o due droni, posare mine o lanciare un missile a corto raggio”, avvertendo che qualsiasi interferenza porterebbe a un’immediata escalation.

Questa contraddizione è rispecchiata da un’analisi di ABC News, secondo cui la comunicazione di Trump presenta l’Iran come simultaneamente distrutto e ancora una minaccia attiva, spesso nello stesso discorso o arco temporale. In un caso, Trump ha dichiarato che le operazioni statunitensi avevano “annientato il programma nucleare del regime”, mentre allo stesso tempo descriveva l’Iran come un pericolo imminente che richiede ulteriore attenzione militare.

ABC ha inoltre sottolineato che queste incoerenze si estendono oltre la retorica, riflettendosi in un’ambiguità più ampia nelle politiche. Trump ha ripetutamente suggerito che la guerra potrebbe finire “molto presto”, mentre funzionari della sua stessa amministrazione l’hanno descritta come “solo l’inizio”, evidenziando un divario tra la comunicazione presidenziale e le valutazioni militari.

Più in generale, ABC conclude che “stiamo ricevendo messaggi contrastanti”, con la Casa Bianca che offre spiegazioni variabili e talvolta contraddittorie sulla guerra stessa, incluse giustificazioni contestate da funzionari di alto livello e persino da alleati stretti.

Questo schema è coerente con ulteriori valutazioni che indicano come le capacità iraniane, sebbene indebolite, restino intatte in settori chiave.

Testimonianze dell’intelligence statunitense e reportage internazionali hanno costantemente evidenziato che lo Stato iraniano e la sua infrastruttura militare non sono stati eliminati, contraddicendo le affermazioni di distruzione totale.

Alleati: Inutili o essenziali?

Le dichiarazioni di Trump sul ruolo degli alleati degli Stati Uniti rivelano una contraddizione chiara e ricorrente, presentandoli come inutili, indispensabili e riluttanti — spesso nello stesso arco temporale.

In un post su Truth Social pubblicato martedì, Trump ha affermato in termini assoluti la capacità unilaterale degli Stati Uniti: “NON ABBIAMO BISOGNO DELL’AIUTO DI NESSUNO!”

Tuttavia, questa posizione è direttamente contraddetta dai suoi ripetuti appelli all’intervento degli alleati, in particolare riguardo allo Stretto di Hormuz.

In un altro post di mercoledì, ha esortato: “gli alleati degli Stati Uniti devono darsi una regolata – fare un passo avanti e aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz”, sostenendo al contempo che “molti Paesi… invieranno navi da guerra… per mantenere lo Stretto aperto e sicuro”.

Allo stesso tempo, Trump ha suggerito che gli alleati siano riluttanti a partecipare, affermando che “la maggior parte dei nostri ‘alleati’ della NATO… non vuole essere coinvolta nella nostra operazione militare”.

Questa contraddizione è confermata da fonti esterne.

Il Guardian ha riportato che le pressioni statunitensi sugli alleati per unirsi alle operazioni marittime e militari nella regione hanno incontrato esitazioni, con diversi governi preoccupati per i rischi di escalation e per i vincoli politici interni.

Il rapporto sottolinea che, mentre Washington ha cercato un sostegno più ampio, i partner europei e regionali sono rimasti cauti rispetto a un coinvolgimento diretto in un conflitto in espansione.

Iperboli, “fake news” e controllo della narrazione

Oltre alle contraddizioni dirette, la comunicazione di Trump è caratterizzata da un uso ripetuto di un linguaggio assoluto ed espansivo, spesso accompagnato da tentativi di screditare versioni alternative.

Descrive l’Iran come “totalmente sconfitto”, “decimato” e “annientato giorno dopo giorno”, affermando che “abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo necessario”. In un altro post, ha dichiarato che l’Iran aveva piani per “distruggere completamente Israele”, aggiungendo che “QUEI PIANI ORA SONO MORTI!”

Allo stesso tempo, Trump liquida le narrazioni opposte, sostenendo che le notizie su danni o difficoltà siano “FAKE NEWS… generate dall’I.A.”

Questo tentativo di delegittimare fonti esterne contrasta con il flusso continuo di informazioni provenienti da media internazionali e funzionari, che indicano come il conflitto sia ancora in corso e lontano da una conclusione.

(The Palestine Chronicle)

- Romana Rubeo è una giornalista italiana, caporedattrice del The Palestine Chronicle. I suoi articoli sono apparsi in varie pubblicazioni online e riviste accademiche. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, è specializzata in traduzioni giornalistiche e audiovisive.

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