By Redazione Palestine Chronicle
La Santa Sede ha rifiutato di partecipare al proposto Board of Peace, con il cardinale Pietro Parolin che ha sottolineato come le crisi internazionali debbano essere affrontate attraverso istituzioni multilaterali consolidate. La decisione contrasta con la scelta dell’Italia di aderire all’iniziativa come osservatore.
Punti Chiave
- La Santa Sede ha rifiutato la partecipazione, citando la natura del proprio ruolo diplomatico.
- Il cardinale Parolin ha ribadito la centralità delle Nazioni Unite nella gestione delle crisi.
- Il Vaticano ha espresso preoccupazioni irrisolte riguardo al quadro dell’iniziativa.
- L’Italia ha scelto di aderire come osservatore, segnalando un coinvolgimento politico.
- Il contrasto evidenzia approcci differenti all’interno della stessa Roma.
Il Vaticano si defila
Il 17 febbraio, a Roma, il Segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin ha chiarito la posizione della Santa Sede riguardo al Board of Peace, tracciando una netta distinzione tra la filosofia diplomatica vaticana e la partecipazione a meccanismi politici.
“La Santa Sede non parteciperà al Board of Peace per la sua particolare natura, che non è evidentemente quella degli altri Stati”, ha dichiarato Parolin, secondo Vatican News.
L’osservazione riflette, secondo quanto riportato, un principio costante della diplomazia vaticana: la Santa Sede agisce come interlocutore morale piuttosto che come attore geopolitico. La sua neutralità le consente di mediare i conflitti, ma la partecipazione a coalizioni politiche rischierebbe di compromettere tale ruolo.
Parolin ha indicato che la decisione è anche sostanziale e non soltanto simbolica. Ha fatto riferimento a “alcune criticità che dovrebbero essere risolte” e ha ammesso che “ci sono punti che lasciano un po’ perplessi”, suggerendo dubbi sul mandato e sulla legittimità internazionale dell’iniziativa.
Board of Peace, Roma osservatore: presenza diplomatica o legittimazione politica?
Ha quindi collocato la posizione vaticana in un quadro giuridico più ampio: «A livello internazionale dovrebbe essere soprattutto l’ONU a gestire queste situazioni di crisi».
Parolin ha sottolineato che le iniziative orientate alla pace sono intrinsecamente positive, ma devono restare compatibili con il diritto internazionale e con i meccanismi di consenso globale.
Roma prende una strada diversa
L’Italia, da parte sua, ha adottato l’approccio opposto. Il governo italiano ha scelto di aderire al Board of Peace come osservatore, una decisione che i critici non considerano monitoraggio neutrale ma piuttosto una validazione politica di un’iniziativa controversa, il cui mandato, fondamento giuridico e autorità restano indefiniti.
Anche senza piena adesione, la partecipazione colloca l’Italia tra gli attori disposti a trattare il quadro come una sede diplomatica legittima.
In pratica, la distinzione tra “osservatore” e partecipante diventa in gran parte simbolica: la sola presenza contribuisce a normalizzare l’iniziativa e a conferirle credibilità internazionale.
Il contrasto appare netto: mentre la Santa Sede insiste che la mediazione dei conflitti debba rimanere all’interno delle strutture internazionali riconosciute, in particolare le Nazioni Unite, rifiuta qualsiasi coinvolgimento finché le preoccupazioni fondamentali non saranno risolte.
(PC, Vatican News, media italiani)

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