Tutti i collegamenti tra Israele e file Epstein: Cosa rivelano i documenti

Newly released Epstein files have renewed scrutiny of his extensive connections to Israel’s political and security elite. (Design: Palestine Chronicle)

By Redazione Palestine Chronicle

I file Epstein recentemente resi pubblici riaccendono l’attenzione sui suoi profondi legami con l’élite politica e della sicurezza israeliana, sollevando interrogativi irrisolti su possibili connessioni con l’intelligence, operazioni di influenza e decenni di impunità protetta.

Punti chiave

I file Epstein intensificano l’esame dei suoi legami di lunga data con il potere politico israeliano, in particolare attraverso contatti ripetuti con l’ex primo ministro Ehud Barak.
Le presunte connessioni con l’intelligence israeliana compaiono in documenti FBI declassificati, che mostrano come tali affermazioni siano state trattate come una questione formale di controspionaggio, e non come semplici teorie marginali.

Epstein ha mantenuto accesso e protezione a livelli elevati molto tempo dopo la sua condanna del 2008, sollevando interrogativi irrisolti su impunità e coperture istituzionali.
Israele emerge nei file come un nodo strategico della rete di influenza globale di Epstein, collegando la politica statunitense, le élite del Golfo e la diplomazia internazionale.
I sopravvissuti affermano che la pubblicazione dei documenti continua a privilegiare il potere rispetto alla responsabilità, esponendo le vittime mentre molti facilitatori restano senza nome o giuridicamente intoccabili.

L’ultima pubblicazione di milioni di pagine dei file su Jeffrey Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha riaperto una delle domande più inquietanti legate al finanziere caduto in disgrazia: non solo chi abbia favorito i suoi crimini, ma se il suo accesso, la sua protezione e la sua longevità siano stati legati a strutture di intelligence e al potere statale, in particolare a reti israeliane.

Sebbene i rapporti di Epstein con presidenti statunitensi, miliardari e membri di famiglie reali siano da tempo documentati, la nuova tranche di documenti pone un rinnovato accento sui suoi legami insolitamente stretti con l’élite politica, dell’intelligence e diplomatica israeliana, in particolare con l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak.

Ehud Barak e la residenza newyorkese di Epstein

Secondo documenti citati dall’agenzia Anadolu e dalla CNN, Barak e sua moglie, Nili Priel, hanno soggiornato più volte nell’appartamento newyorkese di Epstein tra il 2013 e il 2017. La corrispondenza email resa pubblica dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti mostra una regolare coordinazione logistica che coinvolgeva l’assistente di Epstein, Lesley Groff, inclusi accordi per le pulizie, aggiornamenti tecnologici e pianificazione dei viaggi.

Barak ha riconosciuto di conoscere Epstein dal 2003 e ha confermato di aver mantenuto i contatti anche dopo la condanna di Epstein nel 2008 per adescamento di una minorenne a fini di prostituzione. Ha più volte negato di aver assistito o partecipato ad attività criminali.

Tuttavia, il volume e la normalità di questa corrispondenza — anni dopo che Epstein era diventato un molestatore sessuale registrato — hanno rinnovato il controllo pubblico sulla natura del loro rapporto.

Il memorandum dell’FBI e le accuse sul Mossad

Ancora più esplosive sono le rivelazioni contenute in un memorandum declassificato dell’FBI del 2020, pubblicato come parte dello stesso archivio documentale.

Il memo, redatto durante un’indagine dell’FBI sull’influenza straniera nelle elezioni statunitensi, cita una fonte umana confidenziale secondo cui Epstein “lavorava con l’intelligence israeliana” ed era ritenuto un “agente del Mossad cooptato”. Il documento afferma inoltre che Epstein era “vicino all’ex primo ministro di Israele, Ehud Barak” e suggerisce che Epstein fosse stato addestrato durante il periodo in cui Barak ricopriva ruoli di leadership israeliana.

Sebbene il memo non rappresenti conclusioni giudiziarie e si basi su una fonte confidenziale, la sua inclusione in un fascicolo ufficiale dell’FBI dimostra che tali accuse furono ritenute sufficientemente serie da essere registrate in un contesto di controspionaggio.

Gli scambi di email tra Epstein e Barak includevano riferimenti — talvolta ironici, talvolta difensivi — al Mossad, tra cui un messaggio del 2018 in cui Epstein chiedeva a Barak di chiarire pubblicamente che non lavorava per l’intelligence israeliana.

Protezione, patteggiamenti e “appartenenza all’intelligence”

I file tornano anche sull’accordo giudiziario del 2008 in Florida, ampiamente descritto dai critici come un “patteggiamento di favore”. Secondo documenti dell’FBI, l’allora procuratore Alex Acosta sarebbe stato informato che Epstein “apparteneva all’intelligence”, un’affermazione che Acosta non ha mai confermato pubblicamente ma che circola da anni.

Il memo fa anche riferimento al professore di diritto di Harvard Alan Dershowitz, sostenendo — ancora una volta tramite una fonte confidenziale — che avrebbe agito in modi allineati agli interessi dell’intelligence israeliana. Dershowitz ha negato categoricamente qualsiasi illecito o legame con servizi segreti.

Trump, Kushner e l’influenza israeliana

I documenti recentemente pubblicati menzionano ripetutamente Donald Trump, con oltre 1.800 riferimenti nell’intero database. Sebbene Trump abbia negato qualsiasi illecito e non sia stato incriminato in relazione a Epstein, il memorandum dell’FBI afferma che Trump fosse “compromesso da Israele” e identifica Jared Kushner come figura centrale nel suo cerchio decisionale.

Il memo evidenzia inoltre il ruolo del movimento ultra-ortodosso Chabad-Lubavitch, descritto come politicamente influente e strettamente legato all’ideologia dei coloni israeliani più intransigenti. Kushner è indicato come sostenitore del movimento.

Queste affermazioni non sono state dimostrate in tribunale, ma la loro presenza in documenti ufficiali dell’FBI ha intensificato le richieste di trasparenza sull’intersezione tra intelligence, ideologia e potere politico.

Israele come leva diplomatica

Le email rese pubbliche suggeriscono che Epstein considerasse Israele non solo come un legame personale, ma come uno strumento geopolitico. In un messaggio, Epstein affermava di aver consigliato al primo ministro indiano Narendra Modi di visitare Israele per rafforzare i rapporti con Washington. Il governo indiano ha successivamente liquidato tali affermazioni come “elucubrazioni trash”.

Altri documenti indicano che Epstein avrebbe tentato di facilitare incontri di alto livello tra funzionari israeliani, élite del Golfo e decisori occidentali, rafforzando l’immagine di un intermediario informale operante al di fuori dei normali canali diplomatici.

I superstiti e la questione dell’impunità

Mentre l’attenzione si concentra sulle reti di potere, i superstiti agli abusi di Epstein hanno duramente criticato la gestione della pubblicazione dei documenti da parte del Dipartimento di Giustizia. Quasi 20 sopravvissuti hanno diffuso una dichiarazione congiunta affermando che le loro identità non sono state adeguatamente protette, mentre quelle dei presunti abusatori restano in gran parte celate.

L’avvocata per i diritti civili Gloria Allred ha definito la pubblicazione “devastante” e ha accusato le autorità di aver privilegiato la protezione istituzionale rispetto alla dignità dei sopravvissuti.

Perché Israele è centrale nella vicenda Epstein

Ciò che distingue i legami di Epstein con Israele rispetto ad altri rapporti d’élite non è solo la prossimità, ma la continuità: una relazione durata decenni con figure politiche e dell’intelligence israeliana, ripetuti riferimenti al Mossad in documenti ufficiali statunitensi e un modello di protezione legale straordinaria.

Nessun tribunale ha dimostrato che Epstein agisse per conto dell’intelligence israeliana. Tuttavia, l’accumularsi di documenti, email, memorandum e anomalie nei patteggiamenti ha reso inevitabile una conclusione: Epstein non operava come un predatore isolato, ma all’interno di un ecosistema protetto in cui intelligence, denaro e potere politico si sovrapponevano.

Ora che milioni di pagine sono di dominio pubblico, la domanda irrisolta non è più se Epstein avesse amici potenti, ma se le relazioni con l’intelligence suggerite da questi file spieghino perché i suoi crimini siano stati tollerati, occultati e rimandati per così tanto tempo.

(Fonti: pubblicazioni documentali del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti; memorandum declassificati dell’FBI; Anadolu Agency; CNN; Reuters; The Hindu; BBC News; Axios; media indiani; Australian Broadcasting Corporation; dichiarazioni dei sopravvissuti di Epstein e dei loro rappresentanti legali)

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