‘Privi di coscienza’: Arundhati Roy lascia la Berlinale dopo i commenti della giuria su Gaza

Arundhati Roy Roy canceled her Berlinale appearance following comments urging artists to stay apolitical. (Photos: Wikimedia. Design: Palestine Chronicle)

By Redazione Palestine Chronicle

L’autrice indiana e vincitrice del Booker Prize Arundhati Roy si è ritirata dal Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2026 dopo che le dichiarazioni del presidente della giuria Wim Wenders, secondo cui i cineasti dovrebbero rimanere fuori dalla politica, hanno acceso una disputa legata alla guerra genocida di Israele contro Gaza, trasformando rapidamente l’apertura del festival in un più ampio dibattito sul ruolo dell’arte durante la guerra.

Punti Chiave

  • Roy ha annullato la sua partecipazione alla Berlinale dopo commenti che invitavano gli artisti a restare apolitici.
  • Wenders ha sostenuto che il cinema può influenzare la società ma “non in modo politico”.
    Roy ha affermato che questa posizione sopprime la discussione su “un crimine contro l’umanità”.
  • La disputa si è svolta nel contesto delle critiche al sostegno politico della Germania a Israele.
  • Roy ha ribadito la sua accusa secondo cui Israele sta commettendo un genocidio a Gaza.

Conferenza stampa scatena la controversia

La controversia è iniziata durante la conferenza stampa di apertura del Festival Internazionale del Cinema di Berlino di giovedì, quando i giornalisti hanno interrogato la giuria del concorso internazionale su Gaza e sul fatto che i film possano influenzare il cambiamento politico.

Secondo un articolo pubblicato dal Guardian venerdì, il regista tedesco Wim Wenders ha dichiarato che il cinema possiede un potere trasformativo ma ha insistito sul fatto che non operi politicamente, affermando che “i film possono cambiare il mondo” ma “non in modo politico”.

Ha sostenuto che i cineasti “devono restare fuori dalla politica” perché il cinema esplicitamente politico sposta gli artisti nel campo dei politici invece di agire come “contrappeso della politica”.

Lo scambio è avvenuto mentre i reporter chiedevano alla giuria del sostegno tedesco a Israele — una questione sensibile dato che il governo tedesco fornisce finanziamenti significativi al festival.

Roy annuncia il ritiro

Roy, che avrebbe dovuto partecipare alla proiezione della versione restaurata del suo film del 1989 In Which Annie Gives It Those Ones nella sezione Classics del festival, ha annunciato il giorno seguente che non avrebbe partecipato.

In una dichiarazione riportata dal Guardian, la celebre autrice ha definito i commenti di Wenders “inconcepibili”, aggiungendo che sentire affermare che l’arte non dovrebbe essere politica è stato “sconvolgente”.

Ha affermato che questa posizione equivale a “un modo per mettere a tacere una conversazione su un crimine contro l’umanità mentre si svolge davanti a noi in tempo reale — proprio quando artisti, scrittori e cineasti dovrebbero fare tutto ciò che è in loro potere per fermarlo”.

Roy ha anche affrontato direttamente la guerra a Gaza, dichiarando che “ciò che è accaduto a Gaza, ciò che continua ad accadere, è un genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato di Israele”. Ha inoltre affermato che tali azioni sono “sostenute e finanziate dai governi degli Stati Uniti e della Germania, così come da diversi altri Paesi europei”, rendendoli “complici del crimine”.

Roy ha aggiunto di essere stata “profondamente turbata” dalle posizioni assunte dalle autorità e dalle istituzioni culturali tedesche sulla Palestina, pur osservando di aver spesso ricevuto solidarietà dal pubblico tedesco quando parlava di Gaza.

Reazione della giuria

Altri membri della giuria hanno cercato di prendere le distanze dalla responsabilità politica del festival.

La produttrice Ewa Puszczyńska ha dichiarato che il ruolo della giuria è coinvolgere intellettualmente gli spettatori ma che “non può essere responsabile” del fatto che il pubblico sostenga Israele o la Palestina. Ha inoltre osservato che “ci sono molte altre guerre in cui viene commesso un genocidio e non ne parliamo”, secondo il Guardian.

La giuria internazionale include registi e attori provenienti da Stati Uniti, Giappone, Nepal, Corea del Sud, India e Polonia, evidenziando la portata globale del disaccordo.

L’episodio riflette le tensioni in corso negli spazi culturali europei, dove artisti e festival sono sempre più sottoposti a scrutinio per dichiarazioni, scelte di programmazione e silenzio pubblico riguardo a Gaza.

(PC, The Guardian, Social Media)

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*